Attenzione alla carne rossa

Tutti noi sappiamo che lo stile alimentare "occidentale" caratterizzato da consumi più elevati di carne rossa e conservata, dolci, dessert, e cereali raffinati, è associato ad un aumento del rischio di sviluppare malattie cardiovascolari....

Attenzione alla carne rossa  –  Tutti noi sappiamo che lo stile alimentare “occidentale” caratterizzato da consumi più elevati di carne rossa e conservata, dolci, dessert, e cereali raffinati, è associato ad un aumento del rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, per la prima volta è stato dimostrato in laboratorio che una dieta iperproteica aumenta il rischio di infarto, infatti in poche settimane sembra in grado di sviluppare una placca giallastra in grado di ostruire le arterie.

La ricerca condotta da Shi Yin Foo dell’Istituto di ricerche cardiovascolari della Harvard Medical School di Boston, pubblicata su Pnas  ha confermato l’effetto negativo di una dieta iperproteica su topi predisposti geneticamente all’aterosclerosi perché carenti di apoliproteina E. I topi sono stati divisi in due gruppi, uno alimentato con una dieta occidentale ricca di grassi ma comprensiva anche di proteine e carboidrati come pane e pasta, nei secondi invece è stato ridotto l’apporto di carboidrati in favore di grassi e proteine, a distanza di sole due settimane nelle arterie dei topi del secondo gruppo si è formata una voluminosa placca  di spessore doppio rispetto ai topi del primo gruppo.

Il risultato è sorprendente, anche se si tratta di topi predisposti, la ricerca ha dimostrato un effetto diretto sull’organismo di un certo tipo di alimentazione, che non solo può favorire l’instaurarsi di patologie come diabete, obesità, ipertensione ma produce un danno patologico, in questo caso alle arterie, tale da poter provocare un infarto, almeno nei topi.

Tutto questo ci porta a mettere in discussione, sul piano dell’alimentazione umana, le due storiche diete Atkins e Scarsdale, ideate da due cardiologi negli anni Settanta, che consigliavano di ridurre l’apporto di zuccheri/carboidrati in favore di uova carne e formaggi, sulla stessa linea anche la dieta a punti, certo l’ago della bilancia scende ma potrebbero aumentare le placche nelle nostre arterie, se estendiamo i risultati della ricerca sui topi agli esseri umani, il consiglio è attenzione non solo ai grassi ma anche ad un eccesso di cibi proteici.

Certo i topi hanno un metabolismo dei grassi differente dall’uomo, per cui i risultati della ricerca andranno confermati ance in campo umano, ma sono stati così eclatanti che se ne è occupata anche la rivista New England Journal of Medicine, che ha posto l’accento anche su un altro aspetto della ricerca di Foo dalla quale è emerso che i topi nutriti con la dieta iperproteica avevano nel sangue un numero più basso di cellule endoteliali, queste cellule scoperte una decina di anni si formano nel midollo osseo e una volta in circolo svolgono un’importante azione riparatrice sulla parete interna dei vasi sanguigni.

Quindi se una volta il consiglio era attenzione ai grassi ora l’attenzione va posta anche nei confronti delle proteine, la dieta migliore è una dieta ricca di verdura frutta (compresa quella secca a guscio), legumi, cereali integrali.

Non dimentichiamoci anche di seguire uno stile di vita sano, niente fumo e una costante attività fisica, aiuteranno il nostro cuore a mantenersi in forma.

Riassumiamo brevemente quali dovrebbero essere le buone abitudini per un’alimentazione che aiuti il nostro cuore:

– Limitare il consumo di  grassi soprattutto gli acidi grassi saturi ed i trans perché possono far aumentare il livello di colesterolo LDL (“cattivo”) nel sangue. I grassi saturi si trovano, in particolare, nei prodotti lattiero caseari, nelle carni grasse e in certi oli (come quello di palma e soprattutto di cocco); mentre i trans si possono formare durante alcuni procedimenti industriali cui vengono sottoposti i grassi vegetali e quindi li troviamo nella maggior parte dei prodotti confezionati, dolci, biscotti, crackers, grissini ecc..

– Privilegiare i grassi monoinsaturi (come l’acido oleico che prevale nell’olio d’oliva), ed i polinsaturi, di cui sono ricchi gli oli di mais, girasole, soia, che non solo non innalzano LDL ma lo contrastano. Fra i polinsaturi, ricordiamo gli omega 3 (come il DHA e l’EPA) di cui è ricco il pesce, in particolare quello azzurro, che possono ridurre il rischio di malattia coronarica, diminuendo i livelli di trigliceridi e la capacità di aggregazione delle piastrine (e quindi il rischio di trombosi)  prevenendo anche le aritmie.

  • Aumentare il consumo di cereali integrali, che come dimostrato da recenti studi sono associati ad un minor rischio di malattia coronarica rispetto ai carboidrati raffinati.
  • Aumentare il consumo di frutta, verdura e legumi,  è stata osservata una associazione inversa fra consumo di frutta e verdura (in particolare delle verdure a foglie verdi, oltre che di frutta e verdura ricca di vitamina C) e rischio di malattia coronarica. Lo stesso vale per la frutta secca a guscio, ricca di acidi grassi omega 3, e per i legumi, come fagioli, ceci, lenticchie, i quali oltre ad essere poveri di grassi, sono un’ottima fonte di proteine vegetali, di minerali e fibra, compresa quella solubile, che può aiutare a ridurre il colesterolo LDL”.
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