Bevande zuccherate: calorie e obesità

Riportiamo la lettera aperta ai soci della SIO e agli operatori nel campo dell'obesità e delle malattie correlate . . .

Accese discussioni, non sempre improntate alle evidenze scientifiche e alla vera conoscenza del problema, si sono recentemente sviluppate nel nostro Paese circa la tassazione delle bevande zuccherate.

L’argomento, che coinvolge aspetti ampi e articolati di tipo educativo, culturale e economico, oltre che sanitario, è attuale e scottante, e fa emergere l’assoluta necessità di chiarire il reale contributo  del consumo di queste bevande nella diffusione dell’obesità.

L’obesità è una delle maggiori sfide globali di salute pubblica del 21° secolo. Particolarmente preoccupante è il suo continuo aumento nei bambini e negli adolescenti, per le complicanze metaboliche e cardiovascolari  a essa associate. L’assunzione di zucchero con le bevande rappresenta la maggiore fonte singola di calorie negli Stati Uniti, e arriva a fornire quasi il 15% delle calorie giornaliere in diversi gruppi di quella popolazione (Block J Food Comp Anal 17: 439-447, 2004).

Gli adolescenti maschi americani consumano in media 357 kcal al giorno con le bevande zuccherate (Wang et al., Pediatrics 121: e1604-e1614, 2008). L’ipotesi di una correlazione causale tra consumo di bevande dolcificate o soft drinks e le malattie croniche (diabete di tipo 2, ipertensione e coronaropatie) si è andata sempre più radicando, anche se i meccanismi alla base di tale correlazione non sono stati ancora chiariti.

 

Il 21 Settembre 2012 il New England Journal of Medicine ha anticipato sul suo sito la pubblicazione di tre trial clinici (Qi et al., de Ruyter et al., Ebbeling et al.; in fondo a questo commento si trovano i link a questi articoli) che mostrano che il consumo di bevande zuccherate influisce sullo sviluppo dell’obesità tra i bambini, gli adolescenti e gli adulti.

Lo studio di Qi e collaboratori esamina l’interazione tra l’assunzione di tali bevande e una predisposizione genetica all’obesità in 6934 donne, partecipanti al Nurses’ Health Study, e in 4423 uomini, partecipanti all’Health Professional Follow-up Study, oltre che in una coorte di controllo di 21.740 donne (Women’s Genome Health Study). La predisposizione genetica è stata calcolata sulla base di 32 loci genici associati all’indice di massa corporea (BMI) e il consumo di bevande zuccherate è stato esaminato prospetticamente in relazione al BMI. L’analisi dei dati fornisce un chiaro esempio di interazione geni-ambiente: i soggetti geneticamente predisposti all’obesità risultano infatti più suscettibili agli effetti avversi delle bevande zuccherate e più facilmente sviluppano le patologie che tipicamente si associano all’obesità stessa.

Gli altri due sono studi randomizzati e controllati che descrivono gli effetti delle bevande zuccherate sull’aumento di peso in bambini normopeso o in adolescenti in sovrappeso e obesi. Lo studio di de Ruyter e collaboratori è stato condotto per 18 mesi in doppio-cieco, in 641 bambini normopeso di età compresa tra i 4 anni e 10 mesi e gli 11 anni e 11 mesi. 
I bambini consumavano o una bevanda senza zucchero, addolcita artificialmente, o una bevanda simile contenente zucchero in una quantità che forniva 104 kcal. La distribuzione delle bevande avveniva nelle scuole, e il controllo dell’aderenza allo studio è stato condotto dosando il sucralosio nelle urine. Anche se il 26 % dei partecipanti non ha portato a termine lo studio per motivi ignoti, i risultati suggeriscono chiaramente che la sostituzione mascherata di una bevanda zuccherata con una non zuccherata limita l’aumento di peso e l’accumulo di grasso nei bambini normopeso.

 

Lo studio di Ebbeling e collaboratori è stato condotto su 224 adolescenti sovrappeso e obesi, che consumano regolarmente bevande zuccherate. I soggetti sono stati randomizzati in due gruppi: un gruppo di controllo e un gruppo sperimentale, che ha ricevuto per 1 anno un intervento specifico per la riduzione del consumo di bevande zuccherate ed è stato seguito per un ulteriore anno senza intervento. 
L’intervento specifico consisteva nella consegna a casa delle bevande non caloriche. Con tale approccio si è potuto quindi  analizzare gli effetti del consumo di bevande caloriche a casa, cioè nell’ambiente dove se ne fa il maggior consumo. I risultati dimostrano che tra gli adolescenti sovrappeso e obesi del gruppo sperimentale si è verificato un minor aumento di peso rispetto a quelli del gruppo di controllo. Il minor aumento di peso non si è mantenuto nel secondo anno, in assenza cioè dell’intervento.

Questi studi, rigorosamente disegnati dal punto di vista scientifico, forniscono una forte spinta a diffondere raccomandazioni e assumere decisioni politiche finalizzate a limitare il consumo di bevande zuccherate, specialmente quelle a più basso costo e offerte in porzioni eccessive. Certo le decisioni politiche non dovrebbero limitarsi a questo, ma piuttosto avviare un insieme di strategie più globali, inclusi il sostegno alla diffusione di cibi più salutari e la messa in opera di strutture e strumenti per aumentare l’attività fisica.

Nessuno si illude che lo sforzo sarà lieve e senza costi, ma proteggere oggi i nostri bambini e i giovani ci ripagherà in un futuro non lontano, con notevoli risparmi nel settore della salute. 
Non ci si può più nascondere dietro un dito: è venuto il momento di passare realmente all’azione. 

 

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