Caffè . . . fa bene o fa male?

Si è calcolato che una tazzina di caffè "all'italiana" contiene in media 80 milligrammi di caffeina. Se anni di ricerche hanno ormai sfatato il luogo comune che bere caffè fa male, ancora oggi si nota confusione causata spesso dall’avventatezza con cui si interpretano i dati scientifici.....

Caffè: si è calcolato che una tazzina “all’italiana” contiene in media 80 milligrammi di caffeina. Se anni di ricerche hanno ormai sfatato il luogo comune che bere caffè fa male, ancora oggi si nota confusione causata spesso dall’avventatezza con cui si interpretano i dati scientifici. E’ dal 1983, che si registra una nuova tendenza nella ricerca, quando per la prima volta vennero presi in esame gli effetti benefici del caffè e della caffeina sull’uomo. La riabilitazione, della bevanda, ha fatto sì che fossero sconfessate alcune affermazioni che per anni avevano gettato un ombra su caffè e sul suo principale componente: la caffeina. Vediamo nello specifico come viceversa il caffè può essere un amico benefico per la nostra salute.

Caffè e dieta

Il caffè, come si è detto, è stato classificato tra i “no nutritive dietary components”, cioè non riveste un valore significativo in termini di apporto in nutrienti ed energia. Si è già detto che una tazzina di caffè come tale (cioè senza aggiunta di zucchero o di latte) non apporta più di due calorie che, nell’economia generale dell’organismo, rappresentano evidentemente un valore del tutto trascurabile.
Per fare un raffronto, si pensi che un bicchierino di cognac o di grappa ne apporta circa 80-100. Nondimeno il caffè può avere riflessi sull’alimentazione anche significativi in quanto viene spesso utilizzato in combinazione con alimenti di importanza primaria, ad esempio il latte, oppure lo zucchero.
In questo modo il caffè diventa “veicolo” di nutrienti che di per sé non contiene ma che contribuisce in modo determinante a far assumere.

Caffè e colesterolo
Che il caffè aumenti gli indici di colesterolo ematico è argomento assai dibattuto. Alcuni studi hanno dimostrato che vi è una correlazione fra consumo di caffè e aumento della frazione LDL (ovvero della frazione cosiddetta “cattiva” di colesterolo ematico).
E’ anche vero che altre ricerche condotte sia negli USA sia in Europa hanno dimostrato l’esatto contrario chiarendo che l’aumento del colesterolo ematico non è legato tanto al consumo di caffè e alla quantità di caffeina assunta bensì dal metodo di preparazione della bevanda. Infatti nel caffè bollito sono presenti dall’1 ai 2 grammi di grassi rispetto al caffè filtrato (totalmente privo degli stessi grassi). I composti presenti nella frazione grassa del caffè – cafeolo e cafestolo – sono i responsabili dell’aumento colesterolemico. Pertanto sono da ritenersi pericolosi, per coloro che soffrono di alti livelli di LDL, solo il caffè alla turca e il caffè bollito (il primo farebbe aumentare il colesterolo di circa 13 milligrammi per decilitro e il secondo di 19 milligrammi per decilitro).
Il caffè solubile, quello fatto con la moka o l’espresso bar contengono tracce minime dei componenti succitati al punto da non influire minimamente sul tasso di colesterolo ematico.
Viceversa il caffè aumenta le HDL (la parte buona del colesterolo) che ha come funzione quella di pulire le arterie diminuendo il rischio di malattie cardiovascolari.

Caffè e cuore
Gli studi condotti sulla possibile attinenza tra malattie cardiovascolari e consumo di caffè sono tutti concordi nell’affermare che il caffè, a patto che non lo si consumi in quantità esagerata per mesi se non per anni, non può essere considerato tra i fattori di rischio per le malattie cardiovascolari.
Particolarmente – riguardo il presunto legame tra aritmie cardiache e caffeina, studi effettuati sia su una popolazione campione sana sia su una popolazione campione sofferente di cuore (ischemia del miocardio), hanno concluso che la caffeina in dosi di 300 mg (circa 5 espressi bar), non provoca aritmie. La caffeina esercita viceversa una azione cardiotonica.
Inoltre il caffè non provoca ipertensione (sempre in dosi valutabili intorno ai 4 caffè espresso al giorno) nei soggetti sani ed è quindi ovvio sconsigliarlo ai soggetti ipertesi. Per quanto relativo al colesterolo, uno fra i più importanti fattori di rischio nell’area delle malattie cardiovascolari, si può dire con certezza che il caffè “all’italiana” non incide sul suo incremento ematico.
Anche la correlazione tra consumo di caffè e rischio di cardiopatia ischemica è stato recentemente smentito da uno studio, che ha dimostrato che il consumo di 3-4 tazzine di caffè al giorno non incide su un aumento di tale rischio.

Caffè e stomaco
Sul sistema digerente, l’effetto maggiore è rappresentato dalla stimolazione (diretta e per via nervosa) della secrezione acida da parte dello stomaco (fatto positivo in termini di funzione digestiva). Le persone sofferenti di disturbi gastrici (gastriti, ulcera peptica) dovuti ad una eccessiva secrezione gastrica dovrebbero pertanto limitare l’assunzione di caffè così come dovrebbero limitare l’assunzione di altre bevande come te, birra, soft drink, bevande gassate. Il caffè, anzi, stimola la produzione di saliva (favorendo la prima fase digestiva che avviene in bocca), la secrezione della bile e la motilità intestinale. Una tazzina di caffè subito dopo avere mangiato attiva quindi alcuni meccanismi del tratto digerente.

Caffè e fegato
Ci sono voluti quattro anni di indagine ma alla fine si è riscontrato che la caffeina ha un ruolo epatoprotettore, l’attività della caffeina, contrasta l’attività negativa dell’alcool confermando una relazione inversa tra il consumo abituale di caffè e il rischio di cirrosi epatica.

Caffè e invecchiamento
La caffeina non nuoce alla salute degli ultrasessantenni. Un consumo moderato non solo non ha alcun effetto collaterale (non altera la funzionalità cardiaca e i valori pressori, non danneggia l’apparato renale e non aumenta il rischio di osteoporosi) ma, come dimostrano numerosi e autorevoli studi, è un aiuto validissimo per aumentare la performance psicologica.
Infatti dai test effettuati è risultato che gli anziani sono più sensibili alla caffeina. La caffeina aumenta la velocità con cui si apprendono le informazioni e solo per quanto relativo al sonno – nei soggetti particolarmente sensibili – può generare un sonno disturbato. E per finire si è scoperto che dall’aroma si sprigionano circa 900 sostanze chimiche dotate di alto potere anti-ossidante. Le 900 sostanze chimiche sono volatili dal che se ne deduce che, per averne beneficio, il caffè va bevuto immediatamente appena preparato.
Gli anti-ossidanti hanno la capacità di combattere e prevenire molte malattie (compreso molti tipi di cancro) e ritardano gli effetti dell’invecchiamento perché bloccano l’azione lesiva nelle cellule dei radicali liberi che sono considerati le scorie dannose dei processi vitali dell’organismo.

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