Cibo spazzatura: la tassa ipotizzata da Mario Monti riuscirà a farne ridurre il consumo?

Alla data del 1 gennaio 2011 nel mondo su 6.891.000.000 abitanti 1 miliardo e 50 milioni di persone sono sovrappeso e obeseIn Italia i MASCHI sovrappeso sono il 42,5% e gli obesi sono il 10,5% le FEMMINE sovrappeso sono il 26% e le obese il 9,1%

Cibo spazzatura: la tassa ipotizzata da Mario Monti riuscirà a farne ridurre il consumo?

Alla data del 1° gennaio 2011 nel mondo su 6.891.000.000 abitanti 1 miliardo e 50 milioni di persone sono sovrappeso e obese.
In Italia i MASCHI sovrappeso sono il 42,5% e gli obesi sono il 10,5%, le FEMMINE sovrappeso sono il 26% e le obese il 9,1%.
 
Per quanto riguarda i bambini i dati sono allarmanti
34,1% (1/3) sovrappeso-obesi fascia di età 6-9 anni

25,4% fascia di età 10-13 anni
13,9% fascia di età 14-17 anni 
La percentuale italiana non si discosta molto da quella dell’Unione Europea, infatti da un recente rapporto dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) emerge che il 13,3 % dei bambini dell’Unione Europea tra gli 11 e i 15 anni sono sovrappeso od obesi, con un numero crescente di ragazzi in tutti i paesi. Un lieve calo attualmente si registra solo per le ragazze Irlandesi e Britanniche.
Dopo questi dati appare piuttosto evidente che urge una strategia anti obesità: è nostra convinzione e, nel nostro sito lo abbiamo sempre sostenuto, che bisognerebbe incrementare i programmi di educazione alimentare a scuola, promuovere un’alimentazione sana e l’esercizio fisico, al fine di sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica su un problema ancora sottovalutato, che potrebbe anche avere alla lunga pesanti effetti in termini di costi, per le patologie correlate al sovrappeso e/o obesità.
Sono ormai numerosi gli stati che hanno adottato  provvedimenti legislativi in questa direzione, e il governo Monti ha di recente preso posizione in proposito, vari esperti in materia sanitaria invitano a considerare l’esempio positivo delle campagne antifumo, si è anche pensato alla possibilità di tassare i cibi e le bevande ricchi di grassi, sale e zuccheri, ritenuti principali responsabili – insieme alla mancanza di attività fisica – dell’epidemia di obesità che si sta diffondendo tra i bambini europei.
Naturalmente la Food Drink Europe, la federazione delle industrie alimentari e delle bevande, in un comunicato stampa ha detto che “non ci sono prove per dimostrare che misure fiscali, in particolare tasse discriminatorie, siano un approccio efficace per affrontare problemi complessi legati alla dieta e allo stile di vita”. Una tassa di salute pubblica sui prodotti alimentari finirebbe per colpire le fasce di popolazione più a basso reddito cioè quella parte di popolazione che generalmente spende una buona fetta del proprio reddito per il cibo, rispetto a classi più agiate”.
Bisogna anche far notare come osserva la docente Marcela Gonzalez-Gross, della facoltà di Fisica e Scienze dello Sport presso la Universidad Politécnica de Madrid, interpellata da Euractiv (sito di informazione dell’Unione Europea) che “negli Stati Uniti i tassi di obesità continuano a crescere, nonostante a livello locale siano state introdotte delle imposte sui cibi grassi e siano stati adottati provvedimenti per limitare il consumo di cibi salati, grassi e dolci, e bibite gasate anche nelle scuole. Senza contare che oltre il 33% degli americani sono obesi, contro il 10% degli europei”.
Secondo la docente “Il messaggio dovrebbe piuttosto essere: chiediamoci dove abbiamo sbagliato». I genitori dovrebbero essere più attivi nello spingere i figli a stili di vita sani, nella dieta ma anche nell’esercizio fisico. A cominciare dal mattino, in casa: «Gli studi mostrano che i bambini che saltano la colazione tendono ad essere più grassi e hanno più problemi di salute. Eppure un quarto degli adolescenti europei va a scuola senza aver fatto colazione, e il numero cresce all’aumentare dell’età.
E’ bene ricordare che il sovrappeso e l’obesità infantile NON passerà con la crescita, infatti secondo numerosi studi i ragazzini che ne soffrono hanno un rischio maggiore di continuare a essere obesi da adulti, e conseguentemente sviluppare malattie cardiache e diabete, ma anche problemi di tipo cognitivo, neoplasie, osteoartrite e conseguentemente una ridotta qualità della vita, nonchè una vita più breve.
 
Per tornare alla domanda: potrebbe essere utile la tassa sul “junk food”? Potrebbe essere utile maggiorare di 5-10 centesimi il costo di una bibita commerciale o aggiungere una tassa  su tutti i prodotti simbolo del junk-food o su merendine supercaloriche?
 
Il governo di Mario Monti ha prospettato una nuova tassa sul junk food per fare cassa e coprire una parte delle spese sanitarie. Lo scopo  è condivisibile: far pagare di più un gruppo di alimenti ritenuti responsabili della cattiva alimentazione degli italiani per garantire un migliore servizio sanitario. Ma servirà davvero o l’aggravio di costi verrà considerato un escamotage per prelevare soldi dalle tasche dei consumatori? 
E’ chiaro che l’ideale sarebbe adottare una seria politica di educazione alimentare e corretto stile di vita ovvero attività fisica quotidiana, e magari controllare tutta la pubblicità che quotidianamente invade gli schermi della TV e i siti internet con spot e messaggi pubblicitari che invitano il consumatore all’uso smodato di certe bibite e cibi.
A tale proposito ricordiamo al fine di far riflettere figli e genitori,  un bellissimo lavoro apparso su Lancet in cui sono stati monitorarti per 15 anni adolescenti e giovani adulti compresi tra i 18 e i 30 anni di età, provenienti da 4 diverse città americane da cui si evince che chi ha utilizzato per 2 o più volte alla settimana questo tipo di cibo ha registrato un netto aumento di peso (da 4,5 kg in su rispetto a chi lo faceva una sola volta alla settimana), ma soprattutto, chi ha aumentato la frequenza delle visite ai fast food ha visto crescere in maniera evidente la propria resistenza insulinica e conseguentemente la possibilità di incorre in patologie correlate all’obesità. A questo punto viene da pensare al fast food come “l’orco cattivo”, ma non è proprio così perché nella cultura di chi utilizza spesso Junk food non vi è l’idea di iniziare la giornata con una corretta e bilanciata prima colazione, utilizzare possibilmente cibi integrali, mangiare le ben note 5 porzioni al giorno di frutta e verdura, masticare a lungo il cibo, utilizzare il tempo del pasto come momento di “coccole” e convivialità.
Concludiamo con un dato incoraggiante che arriva dagli U.S.A. le campagne di prevenzione servono, eccome, ma anche i divieti e la promozione di cibi sani, infatti negli ultimi cinque anni il tasso di obesità infantile è diminuito del 5,5%. Se infatti nel 2005-2006 c’erano 219 bambini obesi ogni 1.000, nel 2010-2011 sono scesi a 207, portando la percentuale di piccoli obesi al 20,7%, con una diminuzione netta di 6.500 casi. Il calo più spiccato (quasi il 10% di casi in meno) si è verificato tra i figli della classe media e tra i bambini di 5-6 anni, tra i quali,  ha iniziato a farsi sentire l’esito di anni di campagne di prevenzione. 
 
Ma che cosa ha funzionato di più?  
  • Le campagne contro il consumo di bevande gassate e zuccherate che hanno insegnato ai genitori a dare ai figli bevande più sane e meno caloriche;
  • La disponibilità di alimenti più sani, meno lavorati e con maggiore percentuale di verdura fresca nei menu scolastici e nelle caffetterie delle scuole;
  • I regolamenti che limitano la presenza di snack ricchi di grassi animali e zuccheri nei distributori presenti nelle scuole e nei luoghi di ritrovo dei ragazzi.
Negli ultimi anni inoltre sono stati sponsorizzati corsi per 4 mila insegnanti di scuole elementari nei quali veniva spiegato come introdurre pause basate sull’attività fisica, e come aiutare i ragazzi a mangiare meno e meglio, limitando il tempo passato davanti alla televisione, videogiochi o al computer, riscoprendo così i benefici di una vita più attiva.
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