Colon irritabile: come combatterlo

I sintomi più noti della sindrome del colon irritabile sono dolore nella zona addominale, nausea e una generale sensazione di malessere.

Colon irritabile: perchè e cosa fare

Partiamo dalla funzione del colon che è quella di assorbire i liquidi, le sostanze nutritive e i sali minerali del cibo che arriva parzialmente digerito dall’intestino tenue, le sue attività sono controllate dai nervi e dagli ormoni, che sono in grado di condurre i fluidi contenuti in tale organo verso la zona rettale.
Quando è presente la sindrome del colon irritabile i fluidi in transito nel colon potrebbero muoversi troppo velocemente e, pertanto, il colon perde la capacità di assorbirli: le feci risulteranno troppo liquide. In altri casi, il transito nel colon è troppo poco veloce, i liquidi vengono assorbiti in misura eccessiva, e la costipazione inizierà a interessare il paziente.
E’ stato dimostrato come il colon di alcune persone reagisca negativamente a determinati cibi oppure alle tensioni quotidiane, che in condizioni ordinarie non genererebbero nessuna conseguenza.
I sintomi più noti della sindrome del colon irritabile sono dolore nella zona addominale, nausea e una generale sensazione di malessere. Naturalmente, i sintomi possono variare da persona a persona: alcune possono soffrire di costipazione, con le feci risultano più solide e meno fluide del solito e la defecazione che si fa più “complicata”, altre possono essere affette da diarrea, altre ancora alternano periodi contraddistinti stipsi e diarrea.
Un peggioramento dei sintomi tipicamente ricollegabili alla sindrome del colon irritabile può essere determinato da pasti più abbondanti del solito, accumulo di gas nell’intestino, assunzione di determinati medicinali, ingestione di alcool o bevande che contengono caffeina, e così via.
Non si tratta di una patologia grave che provoca danni permanenti all’intestino o ad altri organi, ma può essere estremamente fastidiosa.
Per poter fronteggiare tale sindrome spesso è sufficiente tenere sotto controllo i sintomi attraverso una idonea alimentazione, una vita più rilassata e qualche farmaco appositamente individuato dal medico.
Al momento non esistono ancora degli studi specifici che permettono di comprendere per quale motivo tante persone soffrano della sindrome del colon irritabile.
Recenti ricerche hanno evidenziato un legame con i livelli di serotonina che sembra essere connessa alla ordinaria attività gastrointestinale: i pazienti che soffrono di sindrome da colon irritabile sono caratterizzati da un calo dell’operatività dei recettori, e ciò si traduce in livelli anormali di serotonina. La conseguenza è un problema diffuso di defecazione, di normale attività e di particolare suscettibilità dell’area, determinate dalla presenza di “sensori” del dolore piuttosto influenzabili.
Altri studi hanno invece dimostrato come la sindrome del colon irritabile potrebbe essere determinata da un’infezione di natura batterica all’apparato digerente.
La terapia di questa diffusa patologia inizia dall’alimentazione, ricordiamo ancora una volta che l’infiammazione svolge un ruolo importante per questa patologia, quindi la presenza di intolleranze alimentari va proprio a sostenere uno stato infiammatorio generale dell’organismo, che in questo caso può peggiorare la sintomatologia. Utile l’esecuzione di un test per la ricerca delle intolleranze alimentari in modo da impostare un programma nutrizionale di desensibilizzazione e controllo dello stato infiammatorio.
Ora daremo qualche indicazione generale su quali cibi possono migliorare o peggiorare la sintomatologia.
Chi soffre della sindrome dell’intestino irritabile deve evitare di mangiare i cosiddetti cibi che fermentano, e che vanno sotto l’etichetta Fodmap, FODMAP è l’acronimo di Fermentabili Oligo-, Di- e Mono-saccaridi e Polioli (serie di carboidrati a corta catena) come dimostrato da uno studio presentato all’Expo di Milano e a Washington, in occasione della Digestive Disease Week, autore è il professor Enrico Stefano Corazziari che ha messo alla prova la dieta Fodmap ideata dalla Monash University. Queste molecole si possono trovare in numerosi alimenti, per esempio sotto forma di:
– Fruttosio (frutta, miele),
– Lattosio (latte e latticini),
– Fruttani (anche noti come inulina, si trovano in frumento, cipolla, aglio)
– Galattani (fagioli, lenticchie, legumi come la soia)
– Polioli (dolcificanti contenenti sorbitolo, mannitolo, xilitolo, maltitolo, frutta con nocciolo come avocado, albicocche, ciliegie, pesche noci, pesche, prugne)
I FODMAP hanno proprietà osmotica (significa che attirano l’acqua nel tratto intestinale) e in caso non siano digeriti bene o non siano assorbiti dall’intestino tenue possono essere fermentati dai batteri intestinali, specialmente se consumati in eccesso; questo può causare gas, gonfiore, crampi, diarrea.
Ecco una lista di alimenti fermentabili “proibiti” per chi soffre di sindrome dell’intestino irritabile:
– Frutta: mango, anguria, susine, pesche, mele, pere, nashi (o pera-mela)
– Frutta secca: pistacchi e anacardi
– Verdura: asparagi, cipolla, aglio, porri, asparagi, barbabietola, cavolo verza, mais dolce, sedano
– Latte e suoi derivati: yogurt, formaggi a pasta molle, crema pasticcera e gelato
– Ancora, legumi, cereali come segale, grano, quindi pane, pasta e biscotti
Questi invece, gli alimenti che hanno più basso contenuto:
– Frutta: banana, arancia, mandarino, uva, melone
– Frutta secca: mandorle (massimo 10 pezzi), semi di zucca
– Verdura: zucchine, lattuga, pomodoro, cetrioli, carote, erba cipollina, fagiolini
– Carne, pesce, pollo, tofu, formaggi a pasta dura e prodotti caseari senza lattosio; avena riso, quinoa, prodotti senza glutine
È sempre raccomandabile farsi dare precise indicazioni dal medico o dal nutrizionista anche perché dietro questi sintomi potrebbe nascondersi la sensibilità al glutine o altre patologie più importanti.

La gestione del problema richiede quindi una valutazione complessiva da parte del medico specialista che tenga conto della persona in generale.
La visita medica specialistica prevede:

  • Anamnesi fisiolgica, patologica e alimentare
  • Visita medica
  • Valutazione dei parametri antropometrici (peso, altezza, Body Mass Index, % Body fat, circonferenza vita)
  • Elaborazione programma dietologico che ha come fine  l’acquisizione di corrette abitudini alimentari
  • Indirizzamento eventuale verso approfondimento diagnostico o clinico
  • Consegna e spiegazione della dieta

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