Dieta e neoplasia mammaria

Molte volte abbiamo sentito quanto una alimentazione ricca di frutta e verdura induca una sorta di "prevenzione" verso molte neoplasie . . .

E’ ormai risaputo quanto una sana, corretta ed equilibrata alimentazione sia consigliata per la prevenzione di patologie cardiovascolari, dell’ ipertensione arteriosa, delle dislipidemie e del diabete.

Queste affermazioni sono confermate e ripetibili anche per molte neoplasie, soprattutto quella del colon-retto. Ma è vero anche per le neoplasie mammarie ???

Da uno studio pubblicato su Jama nel Luglio 2007 sembra così – Influence of a diet very high in vegetables, fruit and fiber and low in fat on prognosis following treatment for breast cancer: the Women’s Healthy Eating and Living randomized trial.

Sembra infatti che una dieta ricca di frutta e verdura è associata a una riduzione del rischio di tumore al seno in quanto gli alimenti vegetali contengono sostanze protettive e anticancerogene, al contrario una dieta ricca di grassi sembra aumentarne il rischio.
Sono stati eseguiti due studi epidemiologici WHEL (women’s health eating leaving) e WINS (women’s intervention nutrition study) che hanno raggiunto risultati contrastanti per quanto concerne la correlazione tra un regime alimentare ricco di frutta, verdura, povero di grassi e prevenzione – progressione del tumore.

Nello studio WINS l’obiettivo della dieta era di ridurre il consumo di grassi al 15% dell’apporto calorico giornaliero per verificare se fosse in grado di influenzare la recidiva di tumore al seno o la sopravvivenza. I risultati preliminari su 2400 donne valutate suggeriscono un vantaggio statisticamente significativo nel rischio relativo di sopravvivenza, senza recidive nei cinque anni successivi, offerto dalla dieta povera di grassi.
E’ però bene precisare che  tale vantaggio interessava il gruppo di donne con tumore al seno negativo per i recettori degli estrogeni e progesterone.
In tale studio inoltre nel corso dei cinque anni le donne che avevano seguito la dieta avevano un apporto calorico sempre più basso con una conseguente notevole differenza di quantità di calorie giornaliere che diventava sempre più basso rispetto al gruppo di controllo.
Nello studio WHEL invece non si era registrato questa diminuzione calorica, anzi le pazienti dello studio avevano fatto registrare anche un lieve aumento di peso.
I risultati contrastanti dei due studi non fanno che sottolineare come l’aumento di peso, se non addirittura l’obesità, possono peggiorare la prognosi in termini di sopravvivenza senza malattia e di mortalità dopo una diagnosi di tumore, e che una dieta ipocalorica a basso contenuto di grassi possa invece migliorare le aspettative di vita.

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