Meglio se la scelta della dieta è consapevole ed autonoma

La motivazione interna rilevata può predire sia l’aderenza complessiva al programma, sia l’esito della dieta

Dieta: meglio se la scelta è consapevole ed autonoma

Spesso quando ci si avvicina ad un programma nutrizionale finalizzato al calo ponderale si focalizza l’attenzione più sui modi per dimagrire che sui motivi che inducono a farlo.

Ma quanto conta la “motivazione al cambiamento” nella buona riuscita di un programma dimagrante? Ci sono momenti particolarmente “critici” in cui diventa predominante  la voglia di abbandonare la dieta?

In uno studio pubblicato dal Journal of Nutrition Education and Behavior ed eseguito da alcuni ricercatori dell’Università del Kentucky e del North Carolina si è cercato di rispondere a queste domande.

Nello studio infatti si è esaminata la relazione fra motivazione, aderenza ad un programma dimagrante della durata di 16 settimane e perdita di peso, in 66 donne sovrappeso o obese. Attraverso un questionario è stata valutata, ripetutamente, durante tutto il periodo, sia la motivazione “autonoma” (quella intrinseca, dettata cioè da ragioni personali, che risponde alla ricerca della soddisfazione dei propri desideri e bisogni), sia quella “controllata”, che viene dal di fuori, come la pressione esercitata dagli altri: medici, parenti, amici e così via.

Confrontando le donne che alla fine di questo periodo erano riuscite a perdere almeno il 5% del peso iniziale con quelle che non vi erano riuscite, i ricercatori hanno visto che, se fino alla quarta settimana la motivazione era aumentata in entrambi i gruppi (forse anche grazie ai primi risultati raggiunti), nelle settimane successive la motivazione interna è rimasta elevata solo nel gruppo che è riuscito a perdere peso, mentre è andata scemando nell’altro. Lo scadere della quarta settimana è risultato, insomma, il momento “critico” ovvero quello più importante per capire chi sarebbe riuscito a portare a termine il programma nutrizionale.

Infatti, la motivazione interna rilevata a questo punto poteva predire sia l’aderenza complessiva al programma, sia l’esito della dieta.

Questo studio ci conferma ancora una volta, che è proprio dalla motivazione che dipende in gran parte il successo di un programma dimagrante e la capacità di superare i momenti “critici”, e che quella interna, che rappresenta una risposta ad un bisogno personale, è predominante su quella esterna.

Appare inoltre piuttosto evidente che non basta un solo colloquio iniziale per chiarire che tipo di motivazione è presente e se è sufficiente. È invece necessario un lavoro approfondito, che può essere fatto anche nell’ambito di programmi dimagranti di gruppo, che porti a capire quali sono i fattori che favoriscono l’aderenza al trattamento, cioè alla dieta (insomma, “vantaggi” del cambiamento) o che, al contrario, la ostacolano.

A tale proposito è opportuno ricordare che prima di intraprendere qualsiasi tipo di dieta sarebbe consigliabile scrivere, anche in più giorni, su un foglio i vantaggi e gli svantaggi della perdita di peso

Non meno importante è riflettere sugli obiettivi del programma nutrizionale e capire se possono essere realmente raggiunti. Il programma deve avere 3 obiettivi fondamentali:

1.     Raggiungere una perdita di peso che permetta, qualora ce ne siano, di ridurre i rischi per la salute associati al soprappeso e all’obesità.

2.     Imparare ad accettare il peso raggiunto dopo un determinato periodo con un corretto programma nutrizionale e uno stile di vita attivo.

3.      Mantenere nel tempo il peso perduto.

 

Per raggiungere i tre obiettivi fondamentali è necessario:

1.      Monitorare l’alimentazione, l’attività fisica, e il peso.

2.      Seguire una dieta equilibrata che permetta una perdita di peso compresa tra ½ -1 kg la settimana.

3.      Seguire uno stile di vita attivo (almeno 10.000 passi al giorno da monitorare con il contapassi)

4.      Affrontare i principali ostacoli alla perdita di peso

5.      Identificare e modificare gli obiettivi irrealistici della perdita di peso.

6.      Identificare e affrontare, indipendentemente dal calo di peso raggiunto, gli obiettivi primari, ovvero quelli che si pensa di essere in grado di raggiungere.

7.      Affrontare gli ostacoli per il mantenimento del peso.

 

Quando si decide di sottoporsi ad un regime dietetico, dobbiamo chiederci se siamo davvero pronti ad affrontare i sacrifici che un regime alimentare ristretto comporta, dobbiamo analizzare cosa ci spinge  a mangiare troppo e male, soprattuto capire quando il nostro senso di fame non è reale ma solo frutto di un disagio emotivo che ci spinge a riempire con il cibo un vuoto che è solo nella nostra mente.
La prima tappa di un programma dimagrante quindi non è solo stabilire quale sia la dieta giusta ma capire se si è pronti a farla. Come comportarsi allora se non esiste una motivazione sufficiente ad attivare il cambiamento?

Per coloro che non sono motivati a seguire la dieta è preferibile concentrarsi su uno stile di vita che eviti ulteriori aumenti di peso e  cercare di capire quali sono “le barriere-difese” che ostacolano il dimagrimento e in quale modo superarle.

 

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