Grassi “buoni” contro le malattie cardiovascolari

Nel comunicato stampa del 30 novembre 2011 della Società italiana per lo studio dell'arteriosclerosi si raccomanda il consumo di alimenti ricchi di acidi grassi omega 6, quali strumenti efficaci per la prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Grassi “buoni” contro le malattie cardiovascolari  –  Le linee guida della Società italiana per lo studio dell’arteriosclerosi  raccomandano il consumo di alimenti ricchi di omega 6, in particolare ricchi di acido linoleico, quali strumenti efficaci per la prevenzione delle malattie cardiovascolari.
L’acido linoleico, è il principale grasso della serie omega 6 ed è indispensabile per il buon funzionamento delle cellule dell’uomo, che non è in grado di sintetizzarlo e deve introdurlo attraverso l’alimentazione.
Lo troviamo in molti alimenti di origine vegetale, può costituire il 50% dei lipidi di alcuni oli come quello di mais, ma è presente anche nelle noci, nel pane integrale, nei cereali e nella borragine, in misura minore lo troviamo nelle uova e nei latticini.

L’American Heart Association, la FAO , l’OMS e l’INRANIstituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione raccomandano una dieta ricca di questi grassi, in sostituzione di cibi contenenti grassi saturi e carboidrati, questo garantirebbe una riduzione del colesterolo LDL e della concentrazione di colesterolo HDL.
L’assunzione di elevati quantitativi di omega 6 sembra in grado di ridurre di 3 volte la mortalità cardiovascolare e del 26% gli eventi coronarici.

Una metanalisi di  diversi studi pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition ha mostrato che all’aumento del 5% dei livelli di assunzione di omega 6, passando dal 3-4% al 6-10% del totale delle calorie giornaliere, corrisponde una diminuzione del rischio di eventi coronarici, dovuta soprattutto alla diminuzione del colesterolo LDL e all’aumento di quello HDL.
Altri due studi della Nutrition Foundation of Italy, condotti uno su 450 cittadini milanesi e l’altro confrontando 100 pazienti italiani con un recente primo infarto e 100 soggetti sani, hanno dimostrato che nei soggetti che avevano avuto un infarto i livelli di omega 6 nel sangue erano inferiori a quelli della popolazione sana.
Il documento pubblicato sulla rivista Annals of Nutrition and metabolism a cura della FAO, non solo conferma l’essenzialità dell’acido linoleico, ma indica anche i livelli minimi e massimi di assunzione dei diversi tipi di grassi.
Questo lavoro conferma che i livelli di acido linoleico necessari per prevenire una possibile carenza sono pari al 2,5% delle calorie giornaliere. In  generale la quantità di questi grassi da assumere giornalmente varia da 5 a  20 grammi, tuttavia gli italiani consumano pochi omega 6 circa il 4% delle calorie totali, ma affinché possano esercitare il loro potere preventivo tale percentuale dovrebbe aggirarsi intorno al 5-6% al giorno, pari a 12-15 grammi,  per un adulto che consuma circa 2200 kcal giornaliere. Un ultimo studio Omega 6 fatty acids and risk for cardiovascular disease: a science advisory from the American Heart Association Nutrition Subcommittee of the Council on Nutrition, Physical Activity, and Metabolism; Council on Cardiovascular Nursing; and Council on Epide, chiarisce eventuali dubbi circa i rischi di un eccessivo consumo di acido linoleico, che nell’organismo viene convertito ad acido arachidonico, il precursore di prostaglandine e leucotrieni, molecole ad attività pro-infiammatoria. Mentre è confermato il ruolo fondamentale  dell’assunzione degli Acidi grassi Trans di origine alimentare nel determinare un aumento del rischio cardiovascolare, anche se non è ancora chiaro se le concentrazioni circolanti di polinsaturi e di trans, strettamente dipendenti dalla dieta, possano rappresentare un valido biomarker rispettivamente di protezione e di rischio cardiovascolare.
In questo studio realizzato su circa 1500 individui è stato osservato che nei 750 soggetti con precedenti eventi coronarici i livelli di acido linoleico nelle membrane cellulari ematiche erano ridotti del 13% rispetto al gruppo di controllo, mentre i livelli degli isomeri trans dell’acido linoleico e dell’acido oleico erano aumentati del 13%. Per quanto riguarda invece il prodotto di conversione dell’acido linoleico, l’acido arachidonico, è stata osservata una più complessa correlazione con l’incidenza di eventi coronarici, infatti nonostante l’acido linoleico sia effettivamente il precursore ell’acido arachidonico, dal quale derivano molecole pro-infiammatorie, le evidenze sperimentali disponibili indicano che la sintesi endogena di questo acido grasso polinsaturo è sotto stretto controllo metabolico, e che l’eccesso di acido linoleico nella dieta non potrebbe comunque aumentarne i livelli nelle cellule.
Queste osservazioni confermano il ruolo protettivo degli acidi grassi polinsaturi della serie omega 6 e quello negativo dei trans presenti nella dieta, suggerendo inoltre la possibilità di utilizzare i loro livelli plasmatici come indicatori del rischio cardiovascolare.

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