I pericoli delle vacanze

Le nostre vacanze al mare potrebbero essere rovinate da incontri ravvicinati con organismi fastidiosi e talvolta pericolosi, come meduse, alghe, ricci e coralli, per chi sceglie la montagna le vipere. Ecco alcuni consigli per un primo soccorso.

 Le nostre vacanze al mare 😎 potrebbero essere rovinate da incontri ravvicinati con organismi fastidiosi e talvolta pericolosi, come meduse, alghe, ricci e coralli,  per chi sceglie la montagna le vipere. Ecco alcuni consigli per un primo soccorso.

In questi ultimi anni la presenza di meduse nei nostri mari è notevolmente aumentata, le cause sono diverse, in parte i cambiamenti climatici modificando le correnti marine hanno favorito il loro spostamento verso le nostre coste, anche lo spopolamento dei nostri mari dai loro predatori, le tartarughe che rimangano impigliate nelle reti dei pescatori, ha favorito il loro aumento. Fortunatamente non si tratta di esemplari pericolosi, ma l’incontro con loro risulta sempre spiacevole. Le meduse pungono la pelle grazie alle cellule del rivestimento dei tentacoli, che se toccate estroflettono dei filamenti urticanti che penetrano immediatamente nella pelle, questo provoca una sensazione di dolore bruciante e poi di prurito, il nostro organismo risponde a questo stimolo doloroso liberando adrenalina che contrasta gli effetti delle tossine della medusa. Cosa fare? Controllare che non siano rimaste attaccate alla pelle parti di medusa, se non si ha a disposizione un gel al cloruro d’alluminio, che ha un’immediata azione antiprurito e blocca la diffusione delle tossine, sciacquare la parte con acqua di mare, evitare di strofinare la pelle con sabbia o applicare ammoniaca, alcol o aceto; anche creme al cortisone o contenenti antistaminico non sono immediatamente efficaci poiché la loro azione inizierà quando la reazione al contatto con la medusa incominciaa diminuire. Se la reazione cutanea è particolarmente evidente e si hanno difficoltà respiratorie rivolgersi al pronto soccorso più vicino.

Un’altra minaccia è rappresentata da un’alga tossica, l’Ostreopsis ovata, che si è recentemente diffusa nel mediterraneo. Si tratta di un’alga microscopica che vive al di sopra delle comuni alghe degli scogli, diviene tossica quando fiorisce, e la sua tossicità non è determinata dal contatto con la pelle, ma dalla sua inalazione. Le alghe presenti in milioni d’esemplari nell’acqua e gli spruzzi sugli scogli o rocce producono una specie di aerosol, una volta venute a contatto con i tessuti di naso e bocca scaricano le tossine che saranno assorbite dal sangue. I sintomi sono difficoltà respiratoria, tosse, vertigini, starnuti e secrezione di mucosa dal naso, febbre fino a 38 gradi, mal di testa, nausea, vomito, diarrea, irritazione e bruciore agli occhi, generalmente si risolvono nel giro di 24/48 ore.  Se si pensa di essere stati colpiti dall’alga tossica, bisogna allontanarsi dalla riva, sciacquare bocca, naso e occhi con acqua dolce  ripetutamente e portarsi all’ombra in luogo ventilato. Poiché non vi sono cure specifiche la miglior difesa è quella di attenersi alle ordinanze di non balneazione delle autorità marittime che monitorano regolarmente le acque costiere alla ricerca dell’alga tossica.

Un altro incontro pericoloso durante i bagni al mare è quello con i ricci di mare, di solito si trovano nelle acque basse, sono rivestiti da aculei con cui si difendono dai predatori, infatti se calpestato o toccato, il riccio spara gli aculei come chiodi all’interno della pelle. In questo caso non è tanto il dolore immediato a dare fastidio, quanto il fatto che il frammento di aculeo, una volta penetrato nella cute, è difficile da rimuovere. Dopo qualche giorno dall’incidente, intorno alla zona di penetrazione si forma un arrossamento doloroso e a volte anche del pus, poiché tuttavia la puntura di riccio non trasmette alcun veleno, si può attendere che avvenga l’espulsione spontanea, ci vogliono di solito 20-30 giorni, e nel frattempo applicare sulla parte il gel astringente al cloruro d’alluminio. Per risolvere più velocemente il problema meglio rivolgersi al pronto soccorso dove provvederanno all’immediata estrazione dell’aculeo.

Concludiamo con i coralli, quello più tossico è conosciuto come Corallo di Fuoco Millepora dichotoma non perché sia rosso ma perché provoca vere e proprie ustioni della pelle. Fortunatamente non è presente nel mediterraneo, è invece diffuso in zone turistiche amate dagli italiani come il Mar Rosso, le barriere coralline dell’Oceano Indiano, delle coste brasiliane e dell’Australia. Si tratta di un particolare corallo rivestito nella parte terminale di una peluria poco visibile. Se sfiorato, un po’ come le meduse, inietta nella pelle la sua tossina. Al contatto si percepisce un forte senso di bruciore, poi compaiono arrossamento e gonfiore. Ciò che preoccupa però è che il veleno del Corallo di fuoco ha un’azione neurotossica che può provocare disorientamento, quindi risulta particolarmente pericoloso per i sub. Per la reazione cutanea vale lo stesso procedimento del contatto con le meduse: sciacquare con acqua di mare e applicare il Gel astringente al cloruro d’alluminio.

Per chi invece trascorrerà le vacanze in montagna l’incontro più pericoloso è quello con le vipere, in caso di morso il soccorso deve essere rapido: tenere presente comunque che se non sono stati morsi il volto oppure il collo, che sono parti vitali, non si corrono rischi per almeno due ore. La prima cosa da fare è di tenere a riposo chi è stato morsicato e cercare di tranquillizzarlo, immobilizzare la parte colpita con qualcosa di rigido come un ramo, oppure una stecca di legno e bloccarlo con una benda, oppure un indumento; il bendaggio però non deve essere troppo stretto, deve bloccare la circolazione linfatica e venosa, ma non quella arteriosa. Evitare assolutamente di incidere la zona dei forellini. A questo punto portare il malato al più vicino pronto soccorso.

 

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