Descritta nel 1965 alla comunità medico-scientifica internazionale dal Prof. G. Crepaldi, dell’Università di Padova, solo negli ultimi anni questa sindrome ha cominciato a ricevere l’attenzione che merita. All’inizio venne denominata sindrome X, come per sottolineare l’incognita della misteriosa associazione tra i sintomi (ipertensione, obesità dislipidemia, diabete) che la caratterizzano. Oggi è quasi ovunque riconosciuta come sindrome metabolica o plurimetabolica, qualcosa di più di una semplice malattia, in quanto racchiude un’insidiosa combinazione di patologie che insieme comportano un elevato rischio di comparsa di eventi cardiovascolari.
Sebbene il meccanismo patogenetico che sottende la Sindrome Metabolica non sia pienamente conosciuto, la causa scatenante sembra essere l’insulino-resistenza stato metabolico caratterizzato da una diminuzione della normale risposta degli organi bersaglio alle concentrazioni fisiologiche dell’insulina stessa. 
 
 
 
Si ritiene che lo sviluppo della sindrome da insulino-resistenza sia dovuta . .
  • all’interazione di fattori genetici, per definizione non modificabili,
  • ad elementi ambientali, e quindi modificabili, quali l’inattività fisica, una dieta ad alto contenuto di carboidrati e comporta
  • aumento della produzione di glucosio da parte del fegato
  • ridotta utilizzazione del glucosio a livello dei tessuti periferici
  • aumento del livello di acidi grassi liberi conseguente all’accresciuta lipolisi (scissione dei grassi)

In conclusione, è probabile che i fattori genetici che influenzano l’espressione delle zone cellulari del segnale dell’insulina siano attivati da fattori ambientali come l’obesità e le abitudini sedentarie, permettendo una predisposizione all’insulino-resistenza.
 
La sindrome metabolica viene diagnosticata secondo l’ATP III (Adult Treatment Panel III) quando una persona presenta 3 o più dei seguenti sintomi . . .
 

SINDROME METABOLICA (definizione ATP III)

Obesità addominale (circ. vita)M
Obesità addominale (circ. vita) F
>102 cm
>88 cm
Trigliceridi
>= 150mg/dl
Colesterolo HDL M
< 40 mg/dl
Colesterolo HDL F
< 50 mg/dl
Pressione arteriosa
>= 130 >= 85 mm/Hg
Glicemia a digiuno
>= 110mg/dl
 
Nel 2005 l’International Diabetes Federation (IDF) ha evidenziato delle nuove definizioni della sindrome metabolica. Ricordiamo che la presenza della sindrome metabolica triplica il rischio di infarto del miocardio o di ictus, raddoppia la mortalità per tali eventi ed aumenta di 5 volte il rischio di sviluppare diabete di tipo II.
I nuovi criteri non sono altro che l’unione delle 3 più importanti definizioni fin ora riconosciute (OMS – European Group for the Study of Insulin Resistance = EGIR – National Cholesterol Education Program-Third Adult Treatment Pane NCEP-ATP III).
 
CRITERI DI DEFINIZIONE DELLA SINDROME METABOLICA
Presenza di obesità centrale = circonferenza addominale uomo europeo >94cm
circonferenza addominale donna europea >80cm
associata a uno dei seguenti fattori
Aumento dei livelli di trigliceridi >150 mg/dl (1,7 mmol/L)
o
trattamento specifico per tale alterazione lipidica
Riduzione del colesterolo HDL < 40 mg/dl (1,03 mmol/L) nei maschi
< 50 mg/dl (1,29 mmol/L nella donna
o
trattamento specifico per tale squilibrio lipidico
Aumento della pressione arteriosa sistolica > 130 mmHg e diastolica >85 mmHg
o
terapia in atto
Aumento del glucosio a digiuno >100mg/dl (5,6 mmol/L)
o
Precedente diagnosi di diabete di tipo II