Intolleranza al latte! Curiamola con piccole quantità di latte

Circa il 4-5 per cento dei bambini è allergico al latte vaccino ma, questo problema viene superato nell'arco dei primi anni di vita e, con il passaggio all'adolescenza...

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Intolleranza al latte! Curiamola con piccole quantità di latte

Circa il 4-5 per cento dei bambini è allergico al latte vaccino ma, nella maggioranza dei casi, questo problema viene superato nell’arco dei primi anni di vita e, con il passaggio all’adolescenza, la maggior parte dei bambini allergici può tornare a consumare il latte. Non si tratta, però, di una “guarigione” automatica; esistono, infatti, alcune persone che continuano a essere allergiche anche da adulte. Secondo i dati più recenti, si tratta dello 0,1 per cento della popolazione. In questi rari casi, tuttavia, le forme di allergia sono quelle più serie.
Si definisce “allergia o intolleranza al lattosio” l’insieme dei sintomi che possono presentarsi per la incapacità  di digerire lo zucchero presente nel latte ovvero il lattosio, un disaccaride risultante dall’ unione di 2 zuccheri semplici, il Galattosio ed il Glucosio. Questa incapacità è causata dalla mancanza della lattasi un enzima prodotto dalle cellule del piccolo intestino che scinde il lattosio nei suoi due già citati componenti il glucosio e il galattosio. L’intolleranza al lattosio nell’adulto è molto comune: negli Stati Uniti, fino al 22% degli adulti è affetto da carenza di lattasi mentre i Nord-Europei hanno la prevalenza più bassa (circa il 5%). Nell’ Europa centrale la prevalenza è circa il 30% e nell’Europa del sud sfiora il 70%. Non vi sono invece differenze significative di incidenza fra i due sessi.

L’ espressione e l’attività della lattasi iniziano a diminuire intorno ai 2 anni di vita con una riduzione progressiva geneticamente programmata, ma i sintomi di intolleranza al lattosio raramente si sviluppano prima dei 6 anni. I sintomi più comuni dell’intolleranza al lattosio sono gastrointestinali: dolore addominale non specifico e non focale, crampi addominali diffusi, gonfiore e tensione intestinale, aumento della peristalsi con borborigmi facilmente auscultabili e con movimenti talora palpabili, meteorismo, flatulenza e diarrea con feci poltacee, acquose, acide, che insorgono da 1 a poche ore dopo l’ingestione di latte o latticini o comunque di alimenti contenenti lattosio. Tuttavia tali sintomi non sono specifici: altri disordini come la ipersensibilità alle proteine del latte, reazioni allergiche ad altri cibi, o intolleranze ad altri glicidi possono causare sintomi simili. Si stima che occorrano più di 240 ml di latte al giorno (12 grammi di lattosio) per causare sintomi in soggetti con carenza di lattasi.

La terapia consigliata a chi è intollerante al lattosio è una dieta a ridotto contenuto di tale zucchero, questo comporta una riduzione degli alimenti che ne contengono maggiori quantità come latte, yogurt e formaggi freschi.

Grazie ad uno studio pubblicato sul Journal of Allergy and Clinical Immunology , condotto da ricercatori del Food Allergy Institute della Mount Sinai School of Medicine, a New York, sembra sia possibile recuperare la tolleranza ai latticini consumando quantità controllate di latte cotto, come quello contenuto in biscotti, dolci o prodotti simili. I ricercatori hanno coinvolto 88 bambini e ragazzi dai 2 ai 17 anni, tutti allergici al latte.

La sperimentazione si basava sul fatto che le alte temperature che si usano per cucinare dolci e biscotti denaturano le proteine del latte, rendendole meno capaci di provocare la reazione allergica. Così, nell’arco di 5 anni, i bimbi e i ragazzi sono stati esposti a uno specifico protocollo che ha previsto dapprima l’introduzione di cibi contenenti latte cotto e poi, pian piano, dosi crescenti di latte crudo.

Inizialmente sono stati dati ai bambini un muffin o un waffle (il dolcetto morbido tipico degli Stati Uniti e una sorta di cialda): il 75 per cento dei bimbi non ha avuto una reazione allergica.

I bambini che avevano avuto reazioni allergiche ovviamente hanno proseguito la loro consueta dieta di esclusione; gli altri hanno potuto introdurre cibi come dolci e biscotti nella loro alimentazione quotidiana, seguendo le precise indicazioni fornite ai genitori.

Dopo 6-12 mesi i bambini che non avevano reagito ai dolcetti hanno fatto un ulteriore passo avanti, mangiando un pezzo di pizza al formaggio. La temperatura di cottura del formaggio è inferiore a quella che raggiunge il latte nei prodotti dolciari, per cui in questo alimento era contenuta una quantità maggiore di proteine del latte. Il 78 per cento dei bambini non ha avuto reazioni, per cui ha potuto aggiungere i formaggi cotti alla propria dieta. Gli altri hanno continuato a mangiare dolci e biscotti, tornando poi dopo altri 6-12 mesi per un’altra prova con la pizza.

In circa tre anni dall’ingresso nello studio i piccoli che erano tolleranti anche al formaggio cotto hanno fatto l’ultimo passo, ovvero introdotto latte crudo: gelato, yogurt, latte magro. Dei 65 bimbi che avevano passato il primo step, che cioè fin da subito erano risultati in grado di tollerare il latte cotto, il 60 per cento ha potuto cominciare a mangiare latticini crudi.

Concludendo il 47 per cento dei bambini e ragazzi che hanno partecipato alla sperimentazione è riuscito a tollerare i latticini, contro il 22 per cento del gruppo di controllo. Questo studio dimostra che l’esposizione controllata e crescente a prodotti che contengono latte cotto aiuta gli “intolleranti” a recuperarne la tolleranza. A tale proposito citiamo anche un lavoro in cui a dei bambini affetti da dermatite atopica (intolleranti al latte) hanno somministrato formule particolari di latte vaccino (rimangono presenti gli aminoacidi ma viene ridotta l’azione antigenica delle proteine seppur presenti). La morale di tutto ciò è che l’introduzione lenta e progressiva del cibo a cui si è allergici consente di arrivare a indurre tolleranza immunologica attraverso l’utilizzo sensato sia di quantità che di frequenza dell’alimento.

 Questi studi non fanno altro che confermare l’efficacia della dieta di rotazione, terapia che da molti anni utilizziamo per la cura delle intolleranze alimentari.

La  dieta di rotazione è una dieta che prevede l’assunzione degli alimenti intolleranti – in una singola giornata che deve poi essere seguita da almeno tre giorni completi di eliminazione (talvolta viene consigliata una nuova somministrazione delle intolleranze solo dopo 6 giorni di astensione) – dell’alimento verso il quale si è individuata l’intolleranza. 

Gli scopi della dieta di rotazione sono essenzialmente tre:
–  recuperare la tolleranza verso gli alimenti non tollerati
–  evitare la prescrizione di diete di eliminazione

–  consentire almeno 1/2 giorni liberi alla settimana che consentono al paziente la normale introduzione degli alimenti intolleranti al fine di recuperare la tolleranza
Per tutti rimane valido il consiglio di mantenere una varietà dell’alimentazione in modo tale da NON creare, con una continua e ripetitiva assunzione di un alimento, una intolleranza alimentare o meglio definita allergia alimentare ritardata.

I risultati positivi degli studi citati non devono però indurre nessuno al fai da te, infatti nel caso delle allergie alimentari potrebbe essere pericoloso e pertanto raccomandiamo di consultare sempre il medico specialista.

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Con sede in Corso Sempione 8 a Milano, propone un approccio integrato tra la Medicina allopatica e naturale. Da oltre 20 anni si occupa di Alimentazione, Intolleranze Alimentari e Medicina Estetica.