Reflusso gastroesofageo ed obesità grave nei bambini. Cosa li accomuna?

Un recente studio pubblicato su Internationa journal of Pediatric obesity nel luglio 2010 condotto negli Stati Uniti ha dimostrato che la probabilità di sviluppare malattia da reflusso gastroesofageo è maggiore nei bambini obesi o in sovrappeso rispetto a quelli normopeso.

Reflusso gastroesofageo e obesità grave  nei bambini. Cosa li accomuna?   –   Un recente studio pubblicato su Internationa journal of Pediatric obesity nel luglio 2010, condotto negli Stati Uniti, ha dimostrato che la probabilità di sviluppare malattia da reflusso gastro-esofageo è maggiore nei bambini obesi o in soprappeso rispetto a quelli normopeso. Il dato emerso rappresenta un’ informazione decisamente interessante : se il rapporto tra obesità e infiammazioni croniche esofagee in età adulta è da tempo accertato, finora non esistevano prove scientifiche che dimostrassero lo stesso rischio in soggetti in giovane età. Si tratta quindi di un’evidenza estremamente interessante se si considera il crescere dell’obesità in età giovanile.

Lo studio
La ricerca, coordinata da Corinna Koebnik, ha coinvolto 690.321 pazienti di età compresa tra i 2 e i 19 anni. In base alla misurazione di peso e altezza, i bambini sono stati suddivisi in quattro categorie: normopeso, soprappeso, moderatamente obesi o estremamente obesi. In media, è emerso che l’1,5 per cento dei maschi e l’1,8 per cento delle bambine presentavano i sintomi tipici della malattia da reflusso gastroesofageo. Nel dettaglio, i soggetti di età compresa tra i 6 e gli 11 anni moderatamente o estremamente obesi erano caratterizzati da un rischio maggiore di avere una diagnosi di reflusso gastro-esofageo rispetto ai normopeso (rispettivamente OR 1.16 e 1.32). Nella fascia di età 12-19 anni, il rischio era pressoché sovrapponibile (rispettivamente 1.16 e 1.40), mentre l’obesità nei bambini di età compresa tra i 2 e i 5 anni non era in alcun modo correlata a una maggior probabilità di sviluppare malattia da reflusso gastroesofageo.

Le considerazioni  –  Di fronte a questi risultati, appare evidente come il trattamento dell’obesità diventi ancora una volta una priorità anche, e soprattutto, nei soggetti giovani

Prima di occuparsi però di quali interventi sono necessari sono obbligatorie alcune riflessioni su:

Il Reflusso gastro-esofageo è una patologia caratterizzata da una componente infiammatoria importante, connessa alla presenza di eosinofili (cellule del sistema immunitario) a livello della sottomucosa gastrica ed esofagea (Eosinophilic esophagitis in adults: a systematic review. (Eur J Gastroenterol Hepatol.2006). 
La presenza della componente infiammatoria, suggerisce l’importanza della valutazione della presenza di intolleranze alimentari per una corretta impostazione di un regime alimentare. 
Per il trattamento del reflusso gastroesofageo, nel quale la componente allergica sembra giocare un ruolo fondamentale, sarebbe quindi opportuno valutare gli equilibri personali di ognuno mediante test per la ricerca delle intolleranze alimentari, impostando una dieta di rotazione su quegli alimenti “intolleranti” al fine di rieducare il sistema immunitario verso la tolleranza, riducendo la risposta degli eosinofili e conseguentemente l’infiammazione locale. Per quanto riguarda le indicazioni terapeutiche rimandiamo all’articolo “Vivere il piacere del cibo nonostante il reflusso gastroesofageo”

L’Obesità, è accertato, è una malattia infiammatoria cronica. Il tessuto adiposo degli obesi è caratterizzato dall’ infiltrazione di macrofagi che sono una importante fonte di infiammazione per questo tessuto (macrofagi = fagociti che inglobano antigeni, cellule infette, danneggiate o vecchie, essi intervengono quando è in corso un’infiammazione nella risposta immunitaria, sia cellulo-mediata sia anticorpale). 
Inoltre le patologie metaboliche correlate all’ obesità sono associate a una risposta infiammatoria cronica caratterizzata da una produzione anomala di citochine, dall’aumento di molecole di fase-acuta e dall’attivazione delle vie dell’ infiammazione. Anche in questo caso l’infiammazione riveste un ruolo particolare e dobbiamo nuovamente collegarla alla presenza di ipersensibilità alimentari. 
Appare ancora una volta evidente come lo studio delle intolleranze alimentari, sia di aiuto nel migliorare l’alimentazione e il confronto con il cibo, che ha in sè una realtà immunologica fino ad oggi molto spesso sottovalutata.

Dopo tali considerazioni viene da sé che lo studio delle intolleranze alimentari può essere un valido aiuto tra gli interventi mirati al calo ponderale e non da meno nel trattamento della malattia da reflusso gastroesofageo, un disturbo serio che se non viene trattato può determinare patologie importanti fino alla comparsa di tumori dell’esofago”. Ricordiamo che tale patologia non deve essere sottovalutata: negli Stati Uniti ad esempio il carcinoma esofageo è quello in maggiore crescita, e si teme che sia destinato a raddoppiare numericamente nei prossimi vent’anni proprio a causa dell’elevato numero di soggetti obesi presenti sul territorio statunitense.

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