L’attività fisica aiuta a perdere peso e non invecchiare

Se le feste ci hanno lasciato come ricordo qualche chilo in più, non ci dobbiamo disperare ma semplicemente recuperare sane abitudini alimentari e fare un po' di esercizio fisico che ci manterrà anche giovani...

Se le feste ci hanno lasciato come ricordo non solo la gioia di aver condiviso tempo e ricche tavole con amici e parenti, ma anche qualche chilo in più, non ci dobbiamo disperare ma semplicemente recuperare sane abitudini alimentari e fare un po’ di esercizio fisico, anche in casa. Sicuramente non abbiamo più la scusa di dover finire gli avanzi, panettone e pandoro dovrebbero essere un lontano ricordo, e dovremmo per qualche tempo ridurre anche il consumo di dolci, vini e altri alcolici, salumi e in generale i grassi, di cui abbiamo un po’ abusato.

Per i più volenterosi, potrebbe essere d’aiuto iscriversi in palestra, ma è possibile anche fare esercizi più casalinghi.
Se avete una cyclette potrebbe essere un’idea quella di guardare la TV pedalando e non stando seduti in poltrona, se si ha a disposizione la corda dei bambini per saltare, oltre a far giocare loro, se la casa lo permette, potremmo fare una serie di piccoli salti, ma l’attività più proficua rimane quella di impegnarsi a fare lunghe passeggiate a passo sostenuto e in modo costante.
Se la palestra non è adatta a noi, l’inizio dell’anno potrebbe essere l’occasione per iscriversi a un corso di ballo, ottimo esercizio fisico, divertente e socializzante.
Tuttavia l’esercizio fisico non è solo utile per la perdite di peso, infatti una ricerca realizzata su un campione di 125 volontari dimostra come un’attività fisica costante sia in grado di confondere alcuni parametri strategici nel determinare l’età.
Spesso si associa l’invecchiamento all’aumento di fragilità, non sempre è così, talvolta si confondono gli effetti della sedentarietà con quelli dell’età.
Una ricerca britannica mostra infatti come il declino delle funzioni biologiche nella prima età anziana può non dipendere direttamente dall’età, ma dallo stile di vita e dallo scarso esercizio.
Lo dimostra una popolazione di ciclisti appassionati, in grado di confondere gli studiosi sugli effetti dell’invecchiamento. Sembra infatti che l’attività fisica sia in grado di alleviare il naturale processo di invecchiamento.
Questa affermazione è stata convalidata da una ricerca del King’s College di Londra e dell’Università di Birmingham realizzata su un campione di volontari appassionati di ciclismo a livello amatoriale la cui età anagrafica oscillava tra i 55 e i 79 anni. L’obiettivo era quello di determinare quanto il declino delle funzioni corporee fosse dovuto al processo di invecchiamento in sé e quanto fosse imputabile all’inattività fisica che spesso accompagna la senilità.
Dallo studio, pubblicato sul Journal of Physiology, sono stati esclusi i forti bevitori, i fumatori e gli ipertesi, per depurare il campione di studio da qualsiasi altra variabile potesse influire su alcuni marcatori strategici della salute cardiovascolare, metabolica, neurologica, muscolare, endocrina e cognitiva.
Gli individui, divisi tra 84 maschi e 41 femmine, erano dunque persone sane e attive in grado di percorrere in bici un percorso di 100 km in un tempo minimo di 6,5 ore e un percorso di 60 km in un tempo minimo di 5,5 ore. La scelta del campione di individui è stata effettuata in modo da poter escludere gli effetti di una vita sedentaria sui marcatori fisiologici.
I volontari sono stati sottoposti a un test finalizzato alla costruzione di un profilo individuale basato su parametri cardiovascolari, respiratori, metabolici, neuro-muscolari, endocrini e cognitivi. Paragonando i vari profili i ricercatori non hanno rilevato una corrispondenza precisa tra età anagrafica e marcatori fisiologici, a dimostrazione che, a parità di esercizio fisico, molti indicatori sono risultati simili in persone di età differente, con simili livelli di capacità polmonare e forza muscolare.
In assoluto il marcatore più sensibile all’età anagrafica è risultato quello relativo al consumo di ossigeno, ma anche in questo caso l’indicatore non ha rilevato gli anni in modo preciso e oggettivo.
Infine ai volontari è stato chiesto di sottoporsi a uno dei test funzionali più comunemente utilizzati per la popolazione anziana: alla persona viene chiesto di sedersi, di alzarsi, di camminare per circa tre metri, girare e tornare indietro, sedendosi nuovamente. Se il compito viene svolto in un tempo che va oltre i 15 secondi, secondo gli esperti, la persona è a rischio di cadute.
Anche in questo ulteriore esperimento i volontari ciclisti hanno dimostrato nella totalità dei casi di essere in grado di svolgere il compito rimanendo sotto la soglia dei 15 secondi, a dimostrazione di una buona salute su vari livelli.
Il valore aggiunto dello studio è stato quello di costruire un campione rappresentativo di una popolazione non più giovanissima ma ancora attiva, sgomberando il campo dall’usuale confusione che si fa tra senilità e stile di vita che accompagna quest’ultima. La vita sedentaria non è una condizione inevitabile dell’età matura e l’aspettativa di vita non va studiata partendo dal presupposto che necessariamente le due variabili si accompagnino. Norman Lazarus, membro del team di ricerca e ciclista, ha così commentato lo studio: «E’ inevitabile che con il passare degli anni alcune funzioni risultino compromesse, ma l’allenamento mentale e fisico che richiede per esempio il ciclismo stimola alcune funzioni chiave del nostro corpo, come i muscoli, il cuore e i polmoni, dimostrando come il benessere fisico può essere perseguito nonostante l’invecchiamento, riducendo drasticamente i fattori di rischio associati a molte patologie comuni nella vecchiaia».
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