L’infiammazione fa ingrassare

Iniziamo a curarla attraverso il cibo, la dieta infatti gioca un ruolo significativo nella regolazione dei processi infiammatori

L’obesità nasce nel cervello che attiva cellule immunitarie e genera infiammazione

Una dieta ricca di grassi stimola l’attività delle cellule immunitarie cerebrali, che a loro volta inducono i centri dell’ipotalamo, che regolano l’appetito, a una maggiore assunzione di cibo con conseguente aumento di peso e dell’infiammazione.
Recenti ricerca mostrano come questo meccanismo potrebbe essere bloccato da farmaci ancora in via di sviluppo.
Il legame tra dieta ricca di grassi e attività delle cellule immunitarie del cervello che porta a sovrappeso e obesità, è stata rilevata in uno studio su topi realizzato dall’Università della California a San Francisco e dall’Università di Washington a Seattle, se i risultati saranno confermati, anche per gli umani potrebbe essere la base per la creazione di nuovi farmaci contro l’obesità.
Ricerche precedenti avevano dimostrato che una regione cerebrale chiamata ipotalamo medio-basale (MBH) contiene gruppi di neuroni il cui compito è far corrispondere assunzione di cibo e dispendio energetico, ma questo delicato equilibrio è messo in crisi da un’elevata assunzione di grassi, con conseguente aumento di peso.
La ricerca attuale ha individuato come responsabili dell’aumento di peso le cellule della microglia, cioè il complesso di cellule del sistema immunitario presenti nel cervello, la cui popolazione si espande grazie all’apporto di grassi.
Questo meccanismo potrebbe avere una spiegazione evolutiva, i grassi sono la forma più concentrata di calorie che gli esseri umani del remoto passato potevano consumare. Quando riuscivano a procurarsi un pasto dopo un lungo periodo di digiuno, era importante che la microglia ne segnalasse la presenza ai neuroni dell’ipotalamo, affinché questi stimolassero il più possibile l’appetito.
Nel mondo attuale, in cui non vi è scarsità di cibi grassi, questo antico meccanismo, che veniva attivato solo raramente, è diventato controproducente: l’attivazione cronica della microglia dovuto al continuo consumo di grassi finisce per portare al sovrappeso e all’obesità. L’eccesso di grassi porta le cellule della microglia anche a innescare una risposta infiammatoria, che a sua volta è responsabile del mancato buon funzionamento dell’MBH.
L’infiammazione causa il richiamo dal circolo sanguigno di altre cellule immunitarie che una volta giunte nell’ipotalamo si trasformano in cellule della microglia, aggravando l’infiammazione e, di riflesso, lo squilibrio fra assunzione di cibo e dispendio energetico, in un circolo vizioso difficile da arrestare.
I ricercatori hanno anche scoperto che la somministrazione ai topi di un farmaco sperimentale in grado di bloccare l’infiammazione a livello della microglia faceva mangiare meno le cavie, del 15 per cento, e perdere il 20 per cento di, rispetto a topi non trattati con il farmaco e alimentati con la stessa dieta.
In attesa del farmaco potremmo iniziare a curare l’infiammazione attraverso il cibo, la dieta infatti gioca un ruolo significativo nella regolazione dei processi infiammatori.
Il legame tra intolleranze alimentari e infiammazione trova sempre nuove conferme, come abbiamo più volte affermato l’infiammazione può contribuire allo sviluppo di sovrappeso e obesità, insulino-resistenza, diabete mellito e malattie cardiovascolari (aterosclerosi).
E’ bene precisare che una dieta che controlli l’infiammazione da cibo (intolleranze alimentari) consente di perdere peso, recuperando il proprio “peso ragionevole”, diminuendo soprattutto la massa grassa senza intaccare quella magra, che comporterebbe una diminuzione del metabolismo.
Come fare? Per seguire un programma nutrizionale che controlli l’infiammazione da cibo e favorisca il recupero della tolleranza alimentare è necessario avere a disposizione i risultati di un test per la ricerca delle intolleranze alimentari (Test DRIA, Food Intolerance Test).
Una volta individuati gli alimenti a cui si è “intolleranti” è necessario seguire una dieta di rotazione.

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