L’influenza è arrivata . . .

L'influenza è arrivata, quest'anno è più complessa perché composta da 2 virus sconosciuti al nostro sistema immunitario: il ceppo B e A/H3N2, oltre a quello già conosciuto A/H1N1 . . . cosa fare ???

sintomi-influenza

L’influenza è arrivata, quest’anno è più complessa perché composta da 2 virus sconosciuti al nostro sistema immunitario: il ceppo B e l’A/H3N2, oltre a quello già conosciuto A/H1N1. Sono 13 milioni gli italiani che hanno già avuto l’influenza a partire dal mese di novembre, 400mila solo la scorsa settimana. Mentre gli Stati Uniti gestiscono l’allarme influenza che ha fatto anche delle vittime, fra cui dei bambini, qual è la situazione nel nostro Paese?
Gli esperti prevedono che il picco dell’influenza si registrerà verso la fine del mese di gennaio ed interesserà molte persone anche in conseguenza del fatto che tanti italiani hanno deciso di non vaccinarsi; in questo momento siamo fuori tempo limite per il vaccino; a questo punto vaccinarsi è inutile e sconsigliabile (la campagna di vaccinazione parte 8-10 settimane prima del picco previsto, per consentire all’organismo di maturare una immunità adeguata).
Il vaccino va ripetuto ogni anno, poiché la sua composizione viene modificata in base al ceppo virale in circolazione in quella determinata stagione; viene somministrato per iniezione intramuscolare e fornisce una protezione che dura 5-6 mesi.
Rispetto al 2011 e 2012, l’epidemia è arrivata un po’ più tardi; l’influenza non ha dunque aggredito come gli anni scorsi. La fascia di popolazione più coinvolta resta quella dei più piccoli, da 0 a 5 anni. In Europa abbiamo una distinzione netta tra ceppo virale prevalente e Stato: in Italia e in Francia, prevale un mix di influenza A e B, così come da previsioni. In Germania, in Austria, in Repubblica Ceca e in Turchia abbiamo un mix del sottotipo A (pandemica). In Spagna e in Irlanda invece prevale l’influenza B. Nelle ultime stagioni avevamo un mix più omogeneo, mentre quest’anno la situazione è più variegata, secondo un dato che non era prevedibile.

L’influenza – E’ una malattia infettiva acuta che interessa prevalentemente l’apparato respiratorio, provocata da virus della famiglia degli Orthomyxovirus.  I virus influenzali vengono classificati in tre diversi tipi (A, B e C) ed in vari sottotipi, sulla base delle caratteristiche degli antigeni di superficie, denominati emoagglutinina (H) e neuroaminidasi (N). Il tipo C non è molto frequente, per cui le epidemie influenzali sono provocate prevalentemente dai tipi A e B.
La vera influenza si diffonde quando il freddo oltre che intenso è persistente nel tempo, quindi di solito è tra Dicembre e Gennaio. Prima ci si trova in presenza di virus para-influenzali.
Il virus influenzale si diffonde rapidamente, per cui può dare origine a vere proprie pandemie, che si manifestano prevalentemente nel periodo settembre-marzo nell’Emisfero Nord, e nei mesi da giugno a settembre nell’Emisfero Sud.
I ceppi virali circolanti possono essere diversi di anno in anno e da regione a regione. Le varie epidemie dipendono dalle caratteristiche del ceppo virale, ed in particolare dalle sue variazioni o mutazioni. 
Le mutazioni minori o secondarie degli antigeni di superficie H e N: causano delle variazioni minime alla struttura del virus, e si manifestano ogni 2-3 anni. In questi casi le difese immunitarie della popolazione risultano essere ancora parzialmente protettive nei confronti del virus, per cui si verificano epidemie più limitate. L’insorgenza è solitamente improvvisa e la durata del ciclo epidemico è mediamente di 6-8 settimane. La morbosità della malattia nella popolazione generale è di circa il 10-20%, ma può essere maggiore nei bambini e nelle comunità chiuse (ad esempio case di riposo), con punte del 40-50%; la mortalità è più elevata nelle persone anziane affette da altre patologie concomitanti, come le malattie broncopolmonari e cardiovascolari.
Le mutazioni strutturali degli antigeni di superficie H e N (rare): provocano delle variazioni importanti alla struttura virale, e si manifestano ogni 10-20 anni. Queste forme, verso le quali le popolazioni non hanno una adeguata protezione immunitaria, si diffondono molto rapidamente dando origine a delle vere e proprie pandemie, con una morbosità che arriva al 50% nella popolazione generale, e fino all’80% nelle comunità chiuse.
Si stima che ogni anno nel mondo si ammalano circa 500 milioni di persone, pari a quasi il 10% della popolazione del pianeta.
Il virus viene trasmesso tramite microscopiche goccioline di saliva emesse dalle persone infette con gli starnuti, con la tosse o anche con la semplice fonazione. La trasmissione è facilitata dal contatto ravvicinato tra le persone, dato che il virus ha una elevata contagiosità, soprattutto in ambienti chiusi.
Questa elevata capacità di diffusione del virus spiega perché in una popolazione l’epidemia raggiunga il culmine dopo soli 15 giorni dal manifestarsi dei primi casi. La persona infetta è in grado di trasmettere il virus da pochi giorni prima fino a 5-7 giorni dopo la comparsa dei sintomi.
Il virus, una volta penetrato nell’organismo attraverso le vie respiratorie, si localizza nelle cellule epiteliali di rivestimento delle prime vie aeree, all’interno delle quali è in grado di replicarsi attivamente; il ciclo vitale del virus ha una durata di 4-6 ore. Le particelle virali neoformate escono quindi dalla cellula, che va incontro a morte, e sono pronte per andare ad infettare nuove cellule, provocando così l’estensione dell’infezione a macchia d’olio. In seguito, l’intervento del sistema immunitario contribuisce ad arrestare la progressione dell’infezione, portando così alla guarigione nel giro di pochi giorni. Il periodo di incubazione dell’influenza è mediamente di circa 1-3 giorni, e la malattia insorge generalmente in modo improvviso. I sintomi principali sono rappresentati da febbre elevata, tosse, mal di gola, mal di testa, dolori artro-muscolari diffusi, sensazione di spossatezza. 
La durata dei sintomi è variabile, ma la maggior parte dei pazienti guariscono in circa 5-7 giorni. Durante il decorso dell’influenza a volte si possono manifestare alcune complicanze, a carico prevalentemente del tratto respiratorio superiore (otite, sinusite) e del tratto respiratorio inferiore (laringite, bronchite, polmonite, peggioramento clinico in persone affette da asma o da broncopneumopatie croniche ostruttive).
I provvedimenti terapeutici sono sintomatici: vengono impiegati antipiretici e antinfiammatori per limitare l’intensità dei sintomi. Possono risultare utili anche i sedativi della tosse ed i mucolitici. NON sono abitualmente necessari gli antibiotici se non in casi particolari o in presenza di complicanze. 
Si consiglia il riposo a letto per tutta la durata della fase acuta. Tale consiglio è spesso ignorato, ma uno studio condotto dall’Università del Michigan, pubblicato qualche anno fa sul Journal of Occupational and Environmental Medicine, ha evidenziato che la produttività viene penalizzata di 3 volte se i lavoratori si presentano in ufficio con il loro carico di virus, malesseri e malumore, invece di stare a casa. Uno studio condotto dalla Concordia University di Montreal condotto su 444 lavoratori che ha concluso che i presenzialisti,  cioè quelli che si presentavano a lavoro anche se erano malati, non riuscivano a garantire il solito livello di produttività, rischiavano di fare un maggior numero di errori (che poi dovevano essere risolti), e con la loro presenza rovinavano l’ambiente di lavoro e l’atmosfera; inoltre la loro eccessiva dedizione al lavoro veniva percepita dai colleghi come la manifestazione malcelata di un’ansia da prestazione, di un’insicurezza di fondo, oltre che di una nevrosi. 
Oltre a quanto detto, dato che la trasmissione dell’infezione avviene per via aerea, è molto importante osservare le norme di isolamento respiratorio, che prevedono di evitare il contatto diretto con altre persone, per non esporle ad un rischio di contagio. Si può limitare la diffusione dell’influenza, per noi e per chi ci è vicino, con una buona igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie (coprire bocca e naso quando si starnutisce o tossisce, trattare i fazzoletti e lavarsi le mani).
E’ importante evitare l’automedicazione e rivolgersi al proprio medico di base, l’unico capace di comprendere quale ruolo giochi l’influenza nella vita del paziente, a seconda del suo stile di vita e della sua condizione di salute. È consigliabile recarsi in Pronto Soccorso solo in caso di sindrome influenzale severa (con febbre persistente per 3-4 giorni e grave compromissione dello stato di salute).
La misura di prevenzione principale è rappresentata dalla somministrazione di uno specifico vaccino; è particolarmente raccomandata per i soggetti a rischio, quali gli anziani ed i pazienti affetti da patologie broncopolmonari o cardiache croniche.

 A conclusione vi riportiamo per un attimo a riflessioni già fatte nel 2009 e vi proponiamo un video del 2009 ed uno del 2010 del relativo alle terapie naturali per la prevenzione dell’influenza e un aiuto “naturale“.

 

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