Non farsi irritare dal colon irritabile

E' una patologia particolarmente fastidiosa e difficilmente diagnosticabile perchè non esiste alcun biomarcatore ne' alcuna indagine strumentale che possa inequivocabilmente stabilire una diagnosi, che rimane sostanzialmente una diagnosi clinica, largamente basata sulla valutazione dei sintomi...

La Sindrome del Colon Irritabile (IBS) colpisce il 10-20% della popolazione dei Paese occidentali, con una preferenza per il sesso femminile, il numero delle donne che ne soffrono infatti è doppio rispetto agli uomini. E’ una patologia particolarmente fastidiosa e difficilmente diagnosticabile perché non esiste alcun bio marcatore ne alcuna indagine strumentale che possa inequivocabilmente stabilire una diagnosi, che rimane sostanzialmente una diagnosi clinica, largamente basata sulla valutazione dei sintomi.

Recentemente sono stati revisionati i criteri grazie ai quali è possibile diagnosticare questa sindrome.

Deve essere presente dolore addominale ricorrente per almeno 3 giorni/mese negli ultimi 3 mesi, associato a due o più dei seguenti elementi:

  • Miglioramento con la defecazione
  • Modificazione della frequenza dell’alvo
  • Modificazione della consistenza delle feci

La sindrome del colon irritabile è quindi caratterizzata dalla presenza di diarrea-predominante, stipsi-predominante o mista (alvo alterno).

La sintomatologia addominale è, spesso, scatenata dall’assunzione di cibo e anche per questo molti pazienti tendono ad attribuire all’assunzione di particolari alimenti alcuni loro sintomi, auto-diagnosticandosi intolleranze e/o allergie alimentari fino al 50% dei casi.

Tra gli alimenti più frequentemente incriminati vi è certamente il lattosio, ma la prevalenza di malassorbimento di lattosio (diagnosticato sulla base del Breath test all’idrogeno) nei pazienti con IBS è del tutto simile a quella della popolazione generale (25% circa dei casi). Va poi ricordato che i sintomi di intolleranza al lattosio compaiono con l’assunzione di almeno 240 ml di latte e che se i sintomi addominali non scompaiono dopo eliminazione del lattosio, il riscontro di intolleranza al lattosio non è clinicamente rilevante.  L’alimentazione gioca sicuramente un ruolo fondamentale per la salute dell’intestino, quindi evitiamo diete auto prescritte,  soprattutto se comportano l’eliminazione di alcuni alimenti solo perché in occasione della loro assunzione si verifica un peggioramento dei sintomi. A questo proposito ricordiamo uno studio apparso su American Jorunal of Gastroenterology “Food-specific serum IgG4 and IgE titers to common food antigens in irritable bowel syndrome” Zar S, Benson MJ, Kumar D. Am J Gastroenterol. 2005 Jul;100(7):1550-7) che dimostra l’importanza della ipersensibilità alimentare (o intolleranza o allergia ritardata) nella genesi della sindrome del colon irritabile.

Un altro studio “Treatment of irritable bowel syndrome in outpatients with inflammatory bowel disease using a food and beverage intolerance, food and beverage avoidance diet” MacDermott RP. SourceInflammatory Bowel Diseases Center, Division of Gastroenterology, Albany Medical College, Albany, New York, USA.  si è occupato del legame tra cibo, infiammazione e colon irritabile, osservando pazienti affetti da malattia infiammatoria cronica dell’intestino (IBD) con sindrome del colon irritabile. In questo caso la presenza dell’infiammazione cronica provoca una maggior frequenza e gravità dei sintomi del colon irritabile, all’assunzione di bevande ed alimenti che stimolano il tratto gastrointestinale, in particolare latte, caffeina, alcol, frutta, succhi di frutta, spezie, bevande  e alimenti dietetici, chewing-gum, cibi grassi, cibi fritti, fast food, prodotti da forno, ecc …

Ancora una volta l’infiammazione svolge un ruolo importante dell’eziologia di questa, come di molte altre patologie. Come abbiamo già evidenziato la presenza di intolleranze alimentari va proprio a sostenere uno stato infiammatorio generale dell’organismo, che in questo caso può peggiorare la sintomatologia.

L’esecuzione di un test per la ricerca delle intolleranze alimentari e la successiva elaborazione di un programma nutrizionale (dieta di rotazione) volto al recupero della tolleranza, potrebbe essere un valido aiuto nella lotta a questo fastidioso disturbo. Vogliamo comunque dare  qualche regola generale per potere migliorare la sintomatologia del colon irritabile, attraverso una scelta più consapevole degli alimenti, evitando quelli, le cui caratteristiche nutrizionali possono influenzare negativamente la funzionalità intestinale in soggetti che ne soffrono. Spesso chi soffre di questa sindrome ha cattive abitudini alimentari: pasti troppo veloci, consumati rapidamente e pasti squilibrati, troppo carichi di grassi, cibi raffinati, con poche verdure e alimenti ricchi di fibre. Sarebbe corretto assumere regolarmente cibi più ricchi di fibre, soprattutto per chi soffre di costipazione, riducendo invece le quantità di cibo , se necessario, poiché il soprappeso e l’obesità non aiutano.

In particolare è consigliabile consumare in quantità modiche i seguenti alimenti:

VERDURE: cavoli, carciofi, spinaci, cipolla, rucola, cetrioli, sedano, cicoria, legumi (piselli, fagioli, ceci, etc.) fagiolini, cavolfiore.

FRUTTA: Cachi, uva, fichi, fichi d’india, frutta secca, castagne, zucca, ciliegie, duroni, anguria, melone, prugne, frutta sciroppata, miele.

Introdurre molti liquidi (acqua non gassata: 1,5-2 litri al giorno) e non più di 1 yogurt al giorno.

CARBOIDRATI: Non consumare più di 80 g di pasta al giorno e non più dell’equivalente di due panini semplici o “francesi”. Evitare i dolci molto elaborati.

Anche lo stile di vita può favorire il rallentamento del transito intestinale, soprattutto se si passano diverse ore seduti ad una scrivania, a volte basta anche una passeggiata giornaliera. Anche la componente emotiva deve essere valutata, lo stress psicologico, spesso accompagnato da stati di ansia e di agitazione condizionano l’umore e inducono uno stato di rigidità e tensione mentale e poi fisica, che si trasforma a livello intestinale in stipsi e stitichezza. Nel momento in cui la tensione cala di colpo, come spesso capita nei fine settimana, liberi dagli impegni lavorativi, la stitichezza si trasforma in episodi di diarrea. Infine ricordiamo che i farmaci possono solo alleviare i sintomi, le cause dell’intestino irritabile, quindi maggiore attenzione alla dieta e al momento del pasto, mangiare lentamente e con tranquillità, e svolgere  un’attività fisica moderata spesso può ridurre al minimo i sintomi, rivelandosi più efficaci per il colon irritabile rispetto a molti lassativi, integratori, beveroni anti costipazione. Lo yoga in particolare si è rivelato molto efficace perché sembra agire sia sulla componente fisica che su quella psicologica, favorendo il transito intestinale, ma anche il rilassamento mentale. 
Per quanto riguarda i rimedi omeopatici senza addentrarci nello specifico consigliamo per esempio l’assunzione di Nux vomica da sempre ritenuto il rimedio per eccellenza del tratto gastro-intestinale utile in caso di alternanza diarrea – stitichezza e stress.
Tra gli oligoelementi può essere utile l’assunzione di magnesio che  aiuta a regolarizzare la funzione intestinale, riducendo anche la contrattura muscolare e favorendo così il transito delle feci.
In alternativa soprattutto se la componente emotiva è predominante sarà utile l’assunzione di una miscela di oxiprolinati: Oximix 4+ contenente magnesio, manganese, biancospino (ha una potente azione di regolazione neurovegetativa) e scorza di arancio dolce (ricchissima di composti che calmano l’umore e le tensioni muscolari e vascolari).

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