Osteoporosi. . cosa fare ?

Osteoporosi? Terapia si o no? . . . e se si quando e quale terapia? Vediamo di fare un pò di chiarezza . . .

Osteoporosi . . cosa fare ?

In questo momento storico ci troviamo di fronte ad un allungamento della vita  dell’individuo, è quindi inevitabile che l’osteoporosi diventerà in pochi decenni una delle prime voci di spesa di assistenza sociosanitaria; si parla di 5 milioni di persone di cui 4 milioni donne.
A differenza delle altre parti del mondo, in Italia spendiamo ancora pochi soldi per la prevenzione primaria (ovvero curare il paziente prima che avvenga la frattura), non si è ancora validata la Carta di Rischio dell’OMS (organizzazione Mondiale della Sanità) riferita all’osteoporosi e soprattutto non viene riconosciuta come malattia sociale. 

E’ proprio il rischio di frattura il problema principale correlato all’osteoporosi. Le ossa maggiormente interessate sono il femore e la vertebra. Le fratture sono un fenomeno in netto aumento nel nostro paese; se guardiamo fuori dall’Italia si calcola che all’anno si verificano circa 700 mila nuovi casi di crolli vertebrali osteoporotici negli USA e 550 mila in Europa.

Cosa fare?

Come primo intervento sarebbe utile capire se si è a rischio Osteoporosi rispondendo in un minuto alle seguenti 10 semplici domande proposte dall’ International Osteoporosis Foundation (link)

Sarebbe bello poi riuscire a trovare accordo tra i medici, ma come spesso accade non è così . . . possiamo affermare che ci sono due punti di vista; nel primo si trovano i medici che affermano che la terapia farmacologia sia utile, anzi necessaria e nel secondo gruppo troviamo coloro che affermano che la terapia farmacologia per l’osteoporsi presenta qualche effetto collaterale di troppo e che quindi consigliano una integrazione con Fitoestrogeni e Minerali.

Innanzi tutto bisognerebbe chiedersi quale paziente deve essere sottoposto a terapia e soprattutto a quale terapia!
Come prima cosa bisogna fare una corretta valutazione del rischio di frattura del singolo paziente; ovvero vanno valutati la densità ossea, l’età, la familiarità, la storia personale di fratture, la massa corporea, lo stile di vita, l’uso di farmaci che possono indurre osteoporosi (es. Cortisone ad alte dosi).
Sulla base di queste conoscenze sono stati proposti modelli matematici per stimare il rischio individuale di incorrere in una frattura in un determinato periodo di tempo (modello di rischio promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità); il limite di tali modelli è che i loro parametri di riferimento si basano su dati raccolti nel nord Europa. Per una valutazione terapeutica, possiamo dire che per il momento rimane utile e corretta la valutazione dei fattori di rischio + MOC (T-score) + età del paziente.

TERAPIA FARMACOLOGICA

Calcio + Vitamina D3. Sono stati i primi farmaci utilizzati nella prevenzione e nel trattamento dell’osteoporosi, e ancora oggi sono tra quelli più comunemente utilizzati. Recentemente sono state pubblicate alcune meta-analisi che affermano nuovamente l’utilità di Calcio e Vitamina D3 nella prevenzione delle fratture da fragilità ossea (del 6% le fratture del femore e del 13% quelle vertebrali), inoltre hanno evidenziato un loro ruolo nella riduzione complessiva della mortalità. Da queste analisi emerge che la quantità di Calcio necessaria per ottenere risultati significativi sia di 1200 mg/die e il dosaggio di Vitamina D3 sia di 800 U/I/die. Purtroppo da tali studi emerge anche l’evidenza che l’assunzione di calcio possa associarsi ad un aumentato rischio di infarto del miocardio (IMA), problemi coronarici e ictus.

 Età

 CALCIO  mg/die

Età 

Vit. D  U/l die

1-10

 800

 1-6

 200 (5mcg)

11-24

 1200

 fino 50

 200

25-50

 1000

 51-70

 400

51-80

 1500

 >71

 600

 > 80

 1200

 Gravidanza
Allatamento

 200

 

Assunzione minima 550mg/die

Ca consigliato/die
1200-1500 mg

 

Assunzione minima
400-600 U/l/die

Vit.D consigliata/die
700-800 U/l

Inibitori del riassorbimento osseo. Agiscono bloccando l’osteoclasta (cellula che determina il riassorbimento di calcio dall’osseo). Tra questi farmaci troviamo i modulatori selettivi del recettore dell’estrogeno (somministrati nella donna in menopausa, ma solo per una durata massima di 5 anni), la calcitonina e i bifosfonati (Alendronato a cicli di 3-4 anni). Quest’ultimi hanno dimostrato la capacità di dimezzare il rischio di frattura sia vertebrale che femorale; essi rappresentano oggi la terapia di elezione nel trattamento dell’osteoporosi, somministrati per via orale (lontano dai pasti) a cadenza settimanale, vengono assorbiti in bassa percentuale, se poco tollerati li si può somministrare anche i.m.(intramuscolo). 
 
Stimolatori della formazione ossea ovvero stimolanti gli osteoblasti. A questo gruppo appartengono il paratormone e/o Ranelato si stronzio).
L’utilizzo del paratormone riduce il rischio di fratture vertebrali del 65% e quello di fratture non vertebrali del 55%. Data la sperimentazione clinica ancora limitata e per l’elevato costo, questo approccio terapeutico è riservato ai casi di osteoporosi severa, con fratture da fragilità ripetute, per una durata massima di 18 mesi.
Il ranelato di stronzio presenta una duplice azione, inibisce il riassorbimento osseo e contemporaneamente stimola gli osteoblasti (cellule capaci di ripristinare il tessuto osseo); tale sinergia di effetti permette a questo farmaco di ottenere nell’arco di 5 anni una riduzione significativa del 50% del rischio di fratture vertebrali e del 36% di quello di fratture femorali.

 
Trattamento chirurgico delle fratture mediante Vertebro-plastica (consiste nell’iniezione di cemento acrilico nel contesto di una vertebra fratturata per rinforzarne la struttura) e Cifoplastica (inserimento nel contesto della vertebra fratturata di particolari palloncini gonfiabili, così da ripristinare l’originale altezza del corpo vertebrale). 
 
Dopo tanto trattare di osteoporosi e di terapia, dobbiamo evidenziare che esistono studi che tendono ad evidenziare l’inutilità dell’integrazione con Calcio per trattare l’osteoporosi o per prevenire le sue possibili fratture, per tali motivi molti medici sostengono che l’unico mezzo per migliorare la massa ossea senza subire dei danni è una corretta alimentazione affiancata al movimento fisico. La corretta integrazione di Fitoestrogeni, Magnesio, di Zinco e di Rame, affiancate alla scelta dei cibi adeguati e alla attività motoria sono gli strumenti indispensabili per mantenere una buona salute dell’intero organismo e anche dell’osso.

Il Calcio quindi, come risulta dal lavoro recentissimo pubblicato lo scorso 16 febbraio sul New England (Jackson RD, et al. N Engl J Med 2006;354:669-83) può fare male?

Come spesso accade la verità potrebbe essere nel mezzo . . . forse l’integrazione di un eccessivo quantitativo di Calcio, senza Vitamina D3 potrebbe creare qualche effetto collaterale di troppo. E’ certo invece che i farmaci a nostra disposizione sono utili e spesso, quasi sempre necessari per poter evitare o ridurre al minimo nel paziente con osteoporosi il rischio di fratture, e rimane di fondamentale importanza una corretta alimentazione ed una corretto apporto di acqua (ricca di Calcio biodisponibile) associata ad una costante anche se non eccessiva attività sportiva.

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