Pesce: perchè fa bene?

Il pesce è un alimento che non dovrebbe mai mancare sulle nostre tavole, contiene proteine nobili e digeribili, ricco di vitamine, sali minerali e omega 3 che preservano la salute ....

Pesce: perchè fa bene?

Il pesce è un alimento che non dovrebbe mai mancare sulle nostre tavole, contiene proteine nobili e digeribili, ricco di vitamine(in particolare A e B), sali minerali (selenio, un efficace antiossidante, calcio, fosforo, ferro e iodio) e omega 3 che preservano la salute delle nostre arterie combattendo il colesterolo, ha quindi un ruolo molto importante nel mantenimento del nostro stato di salute e nella prevenzione di alcune malattie , come dimostrano vari studi scientifici.

Uno studio si è occupato dell’analisi degli effetti antinfiammatori del pesce Ouellet V, Weisnagel SJ, Marois J, Bergeron J, Julien P, Gougeon R, Tchernof A, Holub BJ, Jacques H. J Nutr. 2008 Dec;138(12):2386-91, sembra infatti che il consumo di pesce sia associato ad una riduzione del rischio di Diabete, in parte legato ad una riduzione dell’infiammazione sistemica. Responsabile di questo effetto antinfiammatorio sembra essere la componente proteica del pesce, in particolare la sua specifica composizione in aminoacidi, un precedente studio aveva mostrato l’effetto positivo delle proteine di merluzzo su alcuni marker di infiammazione sistemica, con conseguente  miglioramento della sensibilità all’insulina.

Sono stati valutati 19 pazienti obesi o soprappeso e insulinoresistenti, hanno seguito una dieta a base di merluzzo per 4 settimane e una dieta ipocalorica, simile per contenuto ma a base di proteine animali.

Al termine del periodo di trattamento il gruppo che ha seguito la dieta a base di merluzzo ha fatto registrare una diminuzione del parametro infiammatorio, la proteina C reattiva ad alta sensibilità (hsCRP), questo dimostra come il consumo di merluzzo sia in grado di  ridurre l’infiammazione associata al Diabete e contribuire alla riduzione del rischio cardiovascolare ad esso associato. Resta da stabilire se anche le proteine di altri pesci abbiano le stesse proprietà e quale sia il numero ottimale di porzioni settimanali per ottenere questo beneficio.

Un altro studio si è occupato dell’analisi della qualità del pesce e modalità di cottura: effetti sulle concentrazioni plasmatiche di acidi grassi omega-3 Chung H, Nettleton JA, Lemaitre RN, Barr RG, Tsai MY, Tracy RP, Siscovick DS.J Nutr. 2008 Dec;138(12):2422-7

Le quantità di acidi grassi omega 3 a lunga catena (acido docosaesaenoico, DHA e eicosapentaenoico, EPA) introdotte con la dieta consumando pesce possono variare considerevolmente in funzione del tipo specifico di pesce consumato e del metodo di cottura.

Il “Multiethnic Study of Atherosclerosis” (MESA) si è occupato delle possibili correlazioni tra l’assunzione di diversi tipi di pesce, le modalità di cottura e i livelli di EPA e DHA effettivamente presenti nell’organismo.

Bocciato il pesce fritto, questo tipo di cottura altera il profilo lipidico dell’alimento, rendendo la sua assunzione ininfluente sui livelli di omega3 nel sangue, mentre sembrano bastare due porzioni di pesce alla settimana per ottenere una concentrazione plasmatica massimale e costante di questi grassi polinsaturi.

Per quanto riguarda la qualità del pesce, è preferibile consumare il cosiddetto pesce azzurro, alici, acciughe, sardine, sgombri e aringhe, pesci poveri per tradizione ma ricchi di questi importanti grassi.

Per ridurre l’infiammazione e le patologie ad essa associata, sicuramente una dieta corretta è importante, ma è necessario modificare anche il proprio stile di vita, lo studio Anti-inflammatory effect of lifestyle changes in the Finnish Diabetes Prevention Study Herder C, Peltonen M, Koenig W, Sütfels K, Lindström J, Martin S, Ilanne-Parikka P, Eriksson JG, Aunola S, Keinänen-Kiukaanniemi S, Valle TT, Uusitupa M, Kolb H, Tuomilehto J; Finnish Diabetes Prevention Study Group.
Diabetologia. 2009 Mar;52(3):433-42,
ha cercato di dimostrare quanto le abitudini alimentari  e l’esercizio fisico possano ridurre il rischio di diabete ritardandone o addirittura prevenendone la comparsa.

Uno stile di vita sano e attivo può influenzare positivamente l’Infiammazione sistemica sub-clinica, valutata utilizzando indicatori quali l’interleuchina 6 (IL-6) e la proteina C reattiva (PCR), che a sua volta correla con l’insorgenza di diabete, patologie cardiovascolari e altre malattie croniche associate all’invecchiamento.

Lo studio condotto su una popolazione finlandese voleva determinare quale tra i diversi interventi sullo stile di vita, dieta esercizio fisico e calo ponderale, potesse ridurre i livelli circolanti di PCR o IL-6 e influenzare quindi favorevolmente il profilo metabolico dei soggetti studiati.

I risultati hanno evidenziato come l’aumento del consumo di fibra e l’esercizio fisico moderato o intenso siano associati  a ridotti valori dei markers di infiammazione, quindi sono proprio questi due elementi ad aver la miglior influenza sullo stato infiammatorio.

Tra gli interventi dietetici finalizzati al miglioramento dello stato infiammatorio, non dimentichiamo l’importanza anche della valutazione delle intolleranze alimentari, che sempre più studi individuano come causa principale del persistere di uno stato infiammatorio generale.

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