Intolleranze Alimentari e aumento di peso, tutta colpa dell’infiammazione!

Sono sempre più numerosi gli articoli nella letteratura scientifica che mettono in evidenza la correlazione fra infiammazione, aumento di peso e intolleranze alimentari....

Sono sempre più numerosi gli articoli nella letteratura scientifica che mettono in evidenza la correlazione fra infiammazione e aumento di peso.
L’Obesità è oramai considerata da molti anni una malattia infiammatoria, così come le patologie metaboliche ad essa associate (diabete mellito tipo 2 e Sindrome metabolica) sono caratterizzate da una risposta infiammatoria cronica di basso grado caratterizzata da una alterata produzione di citochine, aumento delle proteine della fase acuta e modesto aumento della proteina c-reattiva (PCR). Le citochine sono un insieme di proteine secrete da diverse cellule, fondamentalmente dal sistema immunitario, come risposta ad uno stimolo immunologico o come segnale intercellulare dopo lo stimolo di una di esse, presentano una grande varietà di funzioni e sono di grande importanza nella risposta immunitaria, sia naturale od innata sia acquisita. Le citochine prodotte da cellule del sistema immunitario vengono denominate linfochine o interleuchine. L’alterata produzione di citochine provoca uno stato infiammatorio cronico, caratteristico del soggetto obeso, sostenuto a distanza dal tessuto adiposo.
Vediamo nel dettaglio cosa accade:

1. Si verifica un’infiltrazione di macrofagi (macrofagi = fagociti che inglobano antigeni,cellule infette, danneggiate o vecchie essi intervengono quando è in corso un’infiammazione, nella risposta immunitaria, sia cellulo-mediata sia anticorpale) nel tessuto adiposo che è direttamente proporzionale al grado di obesità.
2. Il tessuto adiposo produce numerose citochine coinvolte nelle vie dell’infiammazione (TNFα. MCP-1, IL6, leptina, resistina, adiponectina, etc). Alcune di queste citochine sono prodotte dagli adipociti mentre altre sono prodotte dalle cellule infiammatorie che infiltrano il tessuto.
3. Si osserva un aumento della PCR, che è direttamente proporzionale all’eccesso di tessuto adiposo essa rappresenta un utile marker per la caratterizzazione del rischio cardiovascolare del paziente obeso.
In particolare
Il TNFα e le interleukine (IL-1 e IL-6) sono noti mediatori della risposta infiammatoria. Determinano cambiamenti metabolici, come iperlipidemia e aumento della gluconeogenesi, destinati a rifornire il sistema immunitario dei necessari supporti energetici. L’espressione del TNFα è aumentata nel tessuto adiposo degli obesi. Esso riduce la sensibilità all’insulina sia in modo indiretto, stimolando la produzione degli ormoni dello stress, che in modo diretto diminuendo la fosforilazione dell’IRS-1 indotta dall’insulina. L’Il-6 ed il TNFα sono le citochine ad azione pro-infiammatoria meglio caratterizzate, i cui livelli risultano aumentati sia nel siero che nel tessuto adiposo bianco degli obesi. L’aumento dell’IL-6 è correlato all’aumento delle proteine di fase acuta osservate nei soggetti obesi che rappresentano un marker dell’aumentato rischio cardiovascolare.

RIASSUMENDO : Il tessuto adiposo bianco, considerato per molti anni un tessuto inerte, con la sola funzione di riserva energetica, viene oggi considerato un vero e proprio organo endocrino, coinvolto in numerosi processi fisiologici e patologici, fra cui immunità e infiammazione. In particolare numerose molecole proinfiammatorie ed antiinfiammatorie, la cui produzione nel tessuto adiposo degli obesi appare sregolata, sembrano essere coinvolte nello sviluppo dell’insulino-resistenza e nell’aumento del rischio cardiovascolare associato all’obesità.
Un po’ di storia su alcuni degli articoli più significativi:
Nel 2003 uno studio pubblicato su The Journal of Clinica Investigation dal titolo “Obesity-induced inflammatory changes in adipose tissue” (Wellen KE, Hotamisligil GS J Clin Invest 2003 December 15; 112(12); 1785-1788) mostra chiaramente l’importanza che il sistema immunitario ha nella patogenesi dell’ obesità infatti appare evidente che il tessuto adiposo degli obesi è caratterizzato dall’ infiltrazione di macrofagi.
Il minimo comun denominatore di questo e altri studi è l’assegnazione ai macrofagi di un ruolo fondamentale nei cambiamenti molecolari che si presentano nel tessuto adiposo dell’ obeso.
Mentre il ruolo degli adipociti nelle vie metaboliche è chiaro, poco si è capito circa il loro ruolo nell’infiammazione. A seguito di un attento esame, è stato indicato che gli adipociti ed i vari tipi di cellule del sistema immunitario come ad esempio i macrofagi possiedono ruoli simili nelle vie quali l’attivazione del complemento e la produzione infiammatoria di citochine.
Ulteriori conferme in un articolo del 2007 pubblicato sull’ International Journal of Obesity (Zeyda M et al, Int. Obes(Lond) 2007 Jun 26), l’obesità viene associata ad uno stato di infiammazione cronica accompagnata da presenza di un elevato numero di macrofagi nel tessuto adiposo, questi stimolati dalla dieta e da questo stato infiammatorio favoriscono una produzione pro-infiammatoria e inducono insulino-resistenza, riconosciuta come una delle principali cause dell’aumento di peso.
Gli studi continuano e la relazione tra stato infiammatorio, peso, resistenza insulinica e metabolismo trova nuove conferme se non approfondimenti.
Un ulteriore studio condotto in Corea (Jung SH et al, J Nutr Biochem 2007 Jul 3; [Epub ahead of print]), ha messo in relazione la perdita di peso in persone obese con un aumento di Interleuchina10, una semplice molecola prodotta da cellule regolatorie, in grado di tenere sotto controllo l’attività infiammatoria, aumentando la capacità dell’organismo di contrastare processi allergici, ossidativi e di invecchiamento.
Lo studio ha preso in esame un gruppo di 10 soggetti obesi sottoposti a regime ipocalorico accompagnato dalla somministrazione di un farmaco coadiuvante la perdita di peso (sibutramina) e da un programma di esercizio fisico per 12 settimane.
Dopo le 12 settimane tutti i parametri antropometrici (peso, Body Mass Index, circonferenza vita, circonferenza fianchi e % Body Fat) erano significativamente diminuiti, così come i valori di colesterolo totale e trigliceridi, anche il fattore TNF-Alfa, una citochina pro-infiammatoria che viene sintetizzata da diversi tipi di cellule in risposta a stimoli infettivi o infiammatori, era diminuito, e si era verificato invece un aumento della produzione di Interleuchina10.
Concludendo, prima di iniziare qualsiasi dieta sarebbe opportuno valutare lo stato infiammatorio generale e in particolare controllare la presenza di eventuali intolleranze alimentari, che sostengono lo stato infiammatorio, per questo possiamo affermare che le Intolleranze alimentari fanno ingrassare.
Inoltre la presenza delle intolleranze alimentari provoca un aumento dello stato infiammatorio coinvolto nei meccanismi che portano ad un più facile sviluppo della resistenza insulinica, patologia comune nei soggetti obesi, controllare le proprie intolleranze può quindi aiutare a recuperare il proprio “peso ragionevole”, favorendo la perdita di peso ma si badi bene non come massa magra (che comporterebbe una diminuzione del metabolismo) ma come percentuale di massa grassa.

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Con sede in Corso Sempione 8 a Milano, propone un approccio integrato tra la Medicina allopatica e naturale. Da oltre 20 anni si occupa di Alimentazione, Intolleranze Alimentari e Medicina Estetica.