Troppo cibo manda in corto circuito il cervello

La sovralimentazione può ostacolare l'attività dell'ipotalamo, che svolge un ruolo fondamentale per il controllo del bilancio energetico del nostro organismo....

Troppo cibo manda in corto circuito il cervello

Uno studio condotto dall’università del Wisconsin a Madison e pubblicata sulla rivista “Cell”, mostra come una sovralimentazione può ostacolare l’attività dell’ipotalamo, che svolge un ruolo fondamentale per il controllo del bilancio energetico del nostro organismo.
La risposta cerebrale coinvolge una particolare molecola (IKKß/NF-kB), coinvolta generalmente nei processi infiammatori di vari tessuti.
Questa via metabolica di solito è inattiva, e il motivo per cui si attiva non è ancora chiaro, sembra però che un ruolo importante lo giochi la supernutrizione, che caratterizza la nostra società.
Purtroppo una volta attivata questa via, si innescano una serie di disfunzioni come la resistenza all’insulina e alla leptina.
Studi precedenti avevano già evidenziato che l’eccesso di nutrizione attivava dei processi infiammatori nei tessuti periferici, dal fegato ai muscoli, che portavano a dismetabolismi come il diabete di tipo 2, ma non era emerso che questi processi infiammatori influenzassero anche il sistema nervoso centrale.
I ricercatori hanno dimostrato che una dieta costante particolarmente ricca di grassi tende ad aumentare l’attività di questa via infiammatoria. L’aumento dell’attività di IKKß/NF-kB è peraltro distinta dall’obesità in sé, dato che l’infusione cerebrale di glucosio o di grassi è in grado già da sola a scatenarne l’azione, viceversa trattamenti che portano all’inibizione di questa molecola hanno un ruolo protettivo nei confronti del rischio di sviluppare obesità.
L’infiammazione è sempre stata considerata una conseguenza dell’obesità, questo studio invece sembra aprire una nuova via, ovvero che la reazione infiammatoria possa invece provocare uno sbilanciamento della risposta cerebrale che porta a tale condizione.
Obesità e infiammazione sono legate a doppio filo, l’eccesso di calorie favorisce l’infiammazione, e l’obesità a sua volta stimola i neuroni a mantenere lo stato infiammatorio in una sorta di circolo vizioso.
Un altro ormone legato al controllo dell’equilibrio energetico del nostro organismo è la leptina.
Uno studio della Columbia University e dell’Harvard Medical School di Boston, ha analizzato proprio gli effetti dell’ormone leptina su uno specifico neurone del cervello, fondamentale nella regolazione dell’equilibrio energetico.
La leptina viene prodotta dai tessuti grassi dell’organismo e segnala al cervello di ridurre l’appetito e l’assunzione di cibo, e aumentare il consumo di energia.
I ricercatori avevano già osservato che la leptina influenzava l’attività dei neuroni POMC, che si trovano nell’ipotalamo, regione del cervello deputata al controllo dell’equilibrio energetico.
Per approfondire l’osservazione, hanno utilizzato un topo geneticamente modificato, privo dei recettori per la leptina sulla superficie dei neuroni POMC, e hanno visto come il topo fosse soggetto ad un significativo aumento di peso a causa dell’aumento del grasso corporeo, ma il suo aumento era inferiore rispetto alle aspettative.
Così gli scienziati hanno ipotizzato che una riduzione dell’attività dei neuroni POMC, dovuta alla mancanza di segnalazione della leptina potesse innescare alcuni meccanismi in grado di ridurre l’impatto del peso sul metabolismo energetico degli animali.
Ma gli effetti della leptina non finisco qui, un altro studio Southwestern Medical Center dell’Università del Texas, apparso online sul sito della rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences mostra che l’aumento dei livelli di leptina sono in grado di trasformare cellule che immagazzinano grasso in cellule che lo bruciano.
In un primo studio i ricercatori avevano notato che iniezioni di leptina provocavano una diminuzione del peso degli animali di circa il 26% in due settimane, il grasso era infatti scomparso dalle cellule ma non capivo il motivo. Successivamente si resero conto, grazie a test morfologici, che le cellule anziché contenere grasso erano sovraffollate di mitocondri, che sono la principale fonte di energia delle cellule. La struttura delle cellule era cambiata, assumendo un nuovo aspetto che non era mai stato osservato in precedenza. La capacità di convertire le cellule grasse in cellule che bruciano il grasso potrebbe suggerire nuove strategie terapeutiche contro l’obesità.
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