I nutraceutici che curano

Prevenire e curare con i cibi giusti

I nutraceutici che curano

Il termine nutraceutico deriva dalla fusione dei termini nutrizione e farmaceutico, e si riferisce ad una sostanza alimentare che, per le sue proprietà funzionali, si allinea al limite tra l’alimento ed il farmaco. 
Gli alimenti funzionali invece sono cibi veri e propri che mostrano direttamente proprietà benefiche tramite la loro introduzione nella dieta alimentare.
I cibi nutraceutici non sono integratori nutrizionali, sono sostanze biologiche con  comprovate caratteristiche  preventive, riequilibrative, terapeutiche e protettive a livello psico-fisiologico,  si definiscono così anche i cibi  che le contengono.
Si tratta di sostanze a metà tra nutrienti e farmaci potenzialmente utili, soprattutto per coloro che non possono usare le medicine convenzionali.
Lo spiegano in un’intervista Ettore Novellino e Antonello Santini dell’Università di Napoli Federico II, avvertendo però che servono sperimentazioni cliniche, come per i farmaci, per comprovarne l’efficacia e la sicurezza. 
Santini e Novellino sono autori di una revisione sui nutraceutici, pubblicata sul British Journal of Clinical Pharmacology, che esamina le potenzialità di queste sostanze, sottolineando la necessità di una corretta definizione di nutraceutici e di regole chiare per garantire la loro sicurezza.
Nello studio, innanzitutto, si spiega che i nutraceutici sono spesso confusi con gli integratori alimentari, oggi molto in voga: “La principale differenza tra gli integratori alimentari e i nutraceutici – spiegano – è che, mentre i primi servono a supplementare l’organismo con micronutrienti (sali, vitamine, etc.) nel caso esista una loro carenza, i nutraceutici sono in grado di prevenire e agire con azione terapeutica in alcune malattie”. Ottenuti a partire da alimenti sotto forma di estratto concentrato, costituiscono un nuovo arsenale per la prevenzione e la terapia soprattutto nella fase iniziale di alcune malattie. 
L’attenzione crescente verso i nutraceutici sta nel fatto che sono di origine naturale e la loro efficacia, molto spesso, è comparabile con quella dei farmaci convenzionali, ma presentano un rischio minore di effetti indesiderati per l’organismo.
Lo studio di nuovi nutraceutici è di grande interesse scientifico, attualmente sono in corso molti studi e test clinici per verificarne la sicurezza e l’efficacia.

Concludiamo con due approfondimenti:

Gli omega 3 e 6 dell’olio di pesce per ridurre la pressione arteriosa e i trigliceridi.

I grassi omega 3 e gli omega 6 sono detti  grassi essenziali perchè devono essere introdotti necessariamente con la dieta, e sono l’acido α-linolenico (omega 3) e l’acido linoleico (omega 6).
Svolgono importanti funzioni per il nostro organismo come: costituzione delle membrane cellulari,  favoriscono l’equilibrio metabolico tenendo sotto controllo pressione arteriosa, colesterolemia, trigliceridemia, glicemia, proteggono cuore e cervello dalle patologie vascolari (aterosclerosi, trombi, emboli), sostengono lo sviluppo neurologico, proteggono il sistema nervoso dall’invecchiamento,  una loro carenza o un loro eccesso possono causare squilibri.
Tra i cibi che ne sono più ricchi segnaliamo il pesce, in particolare il salmone e il pesce azzurro, le alghe, il krill, moltissimi semi oleosi, frutti carnosi grassi e il germe dei semi amidacei.

L’estratto di mela annurca contro il colesterolo alto: in quest’ ultimo periodo questo tipo di mela campana è stata molto studiata ed è stato scoperto che è ricca di procianidine, antiossidanti che le mele producono per difendersi dai parassiti, compresi i funghi patogeni. Il principio attivo è presente anche in altri tipi di mele, come le pink lady, le golden deliciuos, la grenny smith, etc., normalmente prodotte in Trentino, ma in quantità molto bassa e con effetti sul colesterolo poco significativi. L’annurca, che invece deve maturare per un mese al sole sulla paglia posta sul terreno ai piedi degli alberi, (essa infatti viene colta verde e per diventare rossa deve ‘riposare’ 15 giorni da un lato e 15 dall’altro, resistendo agli attacchi di parassiti e funghi)  sviluppa  maggiori quantità di molecole di difesa che consentono alle persone che le mangiano di abbassare il colesterolo cattivo, ma soprattutto di alzare quello buono, riducendo e prevenendo il fenomeno arteriosclerotico. Su questo tipo di mele sono stati eseguiti alcuni studi dai suddetti ricercatori, nel primo studio è stato somministrato un integratore alla dose di 2 capsule al giorno (ogni capsula conteneva un estratto secco di annurca pari a tre mele) ottenendo una riduzione del 24-25% del colesterolo medio totale, un calo del colesterolo LDL del 37% e un incremento del colesterolo HDL del 45%. 
Il secondo studio ha esaminato altre 250 persone, divise in cinque gruppi che per due mesi hanno mangiato diversi tipi di mele. Quello che ha mangiato due annurche al giorno ha avuto un calo medio totale del colesterolo dell’8%. 
Una precisazione: chi è affetto da ipercolesterolemia prenda in considerazione gli effetti benefici di queste mele, ma attenzione alla quantità perchè un consumo eccessivo (le sei annurche dello studio) produce un carico elevato di fruttosio , con conseguente incremento di glicemia e trigliceridi,  quindi prima di utilizzare qualsiasi tipo di nutraceutico è meglio parlarne sempre  con il proprio medico.
Ricordiamo che 
l’annurca è più ricca di principi attivi per difendersi da un territorio vulcanico difficile come quello campano, inoltre più è brutta più fa bene, quelle piccole e ‘arrognate’ che i supermercati non vogliono sono quelle che invece meglio alla salute.

Parzialmente tratto da Nutri & Previeni